Oggi ci viene incontro Gesù, e non nasconde la sua delusione. Parla con amarezza di alcune città — Corazin, Betsàida — che hanno visto segni, ascoltato parole importanti, ricevuto grazie… ma sono rimaste indifferenti, come se niente fosse. Non si sono lasciate toccare, non hanno cambiato vita.
E allora viene da chiederci: non è un po’ anche il mondo in cui viviamo oggi? Un mondo pieno di messaggi, di immagini, di parole — troppe, forse — ma che spesso scivolano via senza lasciare il segno. C’è tanto parlare, tanto vedere… ma poca voglia di mettersi in discussione, di cambiare qualcosa davvero, di lasciarsi provocare dal bene.
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Eppure, le parole di Gesù non sono solo uno sfogo. Sono anche un richiamo pieno d’amore. È come se ci dicesse: “Io sono venuto a cercarti, a parlarti, a guarirti. Non lasciare che il tuo cuore resti chiuso. Non lasciarti trascinare dal rumore del mondo fino a diventare sordo alla mia voce”.
Ci vuole coraggio per scegliere il bene quando tutti sembrano puntare altrove. Ma è proprio questo il punto: tu puoi fare la differenza. Anche in un mondo che sembra non ascoltare più, tu puoi essere uno che ascolta. Uno che accoglie, che si lascia cambiare, che risponde.
Gesù ci incoraggia così: cerca di aprire il cuore, anche solo un po’. Lasciati toccare, anche solo da un gesto, da una parola, da una preghiera. E da lì, piano piano, nasce una vita nuova.
Il Vangelo non ci chiede di essere eroi, ma di essere vivi nello spirito. Di non abituarci al Vangelo come se fosse una notizia qualsiasi. Perché se il cuore si accende anche solo una volta, allora può diventare luce per tanti.
E tu… puoi essere quella luce.
