Questo è un tempo in cui tutto si sta sgretolando. Idee, valori, riferimenti: ciò che ieri era solido oggi appare fragile, discutibile, persino capovolto. E questo non riguarda solo il mondo fuori, ma entra anche dentro di noi, nella fede, nelle scelte, nel modo di guardare la vita.
Gesù però non ci ha lasciati senza direzione.
Ha detto: “Io sono la via”. Non una teoria, non un’opinione tra le tante, ma una strada concreta da percorrere. Il problema è che anche Gesù, a volte, viene tirato da una parte o dall’altra, adattato alle nostre idee, usato per giustificare quello che già vogliamo pensare. Così rischiamo di perderlo proprio mentre crediamo di seguirlo.
- Pubblicità -
E allora tornano forti le sue parole: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. In mezzo alla confusione, Gesù non lascia solo un’idea, ma costruisce qualcosa di concreto, visibile, una Chiesa fondata su una roccia. Non per imprigionare la fede, ma per custodirla.
Per questo diventa prezioso un riferimento stabile, che non dipenda dai nostri umori o dalle mode del momento. La Chiesa, con il Papa, è questo punto di unità e di orientamento. Non perché tutto sia sempre facile o perfetto, ma perché ci aiuta a non costruire una fede “su misura”, che alla fine segue più noi stessi che il Vangelo.
Rimanere uniti, anche quando non capiamo tutto, è un atto di fiducia. È un atto di fede in Gesù. È scegliere di non camminare da soli.
E allora, in mezzo a tutto ciò che cambia, possiamo fare una scelta semplice e forte: non lasciarci confondere, ma rimanere saldi nella via che ci è stata donata. Non serve essere d’accordo su tutto, serve restare. Restare in Lui, restare nella Chiesa, restare in cammino.
Perché chi resta, anche nella tempesta, non perde la direzione. E piano piano ritrova anche la pace.
