Queste parole di Gesù «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» le conosciamo bene… ma le teniamo ai margini della memoria.
Non perché non le abbiamo ascoltate, ma perché sono esigenti. Preferiamo ricordare le parole che consolano subito, che promettono pace, che parlano di amore. Eppure, quando arriva la fatica, la delusione, la prova che non avevamo previsto, ci accorgiamo che avevamo messo da parte proprio quelle parole che ci avrebbero aiutato a capire cosa ci stava succedendo.
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Infatti, quando la croce arriva, spesso pensiamo che qualcosa non stia funzionando nella nostra fede. Ci chiediamo: “Perché proprio a me? Dove è Dio?” Ma Gesù non ha mai nascosto che seguirlo significa attraversare anche giorni difficili. Non dice: “Prendi la croce una volta ogni tanto”, ma ogni giorno. Questo cambia tutto. La croce non è un incidente del cammino, è parte del cammino.
Ma c’è un “ma” decisivo: Gesù non ci chiede di portare la croce da soli. Dice: “e mi segua”. La croce, vissuta con Lui, non schiaccia; trasforma. Nei momenti di prova, la fede non è assenza di dolore, ma fiducia che quel dolore non è inutile. È lì che la fede si nutre, si purifica, diventa più vera.
Seguire Gesù nei giorni bui non ci toglie il coraggio: ce lo dona. Perché scopriamo che, anche quando tutto sembra pesante, non significa che stiamo sbagliando… ma stiamo imparando ad essere discepoli.
