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fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 18 Settembre 2026

È un po’ difficile ricostruire quale fosse la situazione economica della prima comunità dei discepoli.

Il Vangelo ci racconta che Gesù e i dodici andavano di villaggio in villaggio annunciando il vangelo, quindi non lavoravano, non avevano uno stipendio, inoltre sappiamo dai racconti delle vocazioni, che quando Gesù ha chiamato Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, questi che erano pescatori hanno lasciato tutto per seguirlo, e anche Levi il pubblicano ha lasciato il tavolo delle imposte e lo ha seguito, e così immaginiamo che sia accaduto anche agli altri.

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Ma allora come vivevano? Sicuramente ricevevano offerte sporadiche dalle persone che guarivano, ma il Vangelo ci parla anche di un gruppo di donne che seguivano i discepoli e che li assistevano con i loro beni. Certo perché la provvidenza non è solo la manna che scende dal cielo, non è solo il miracolo di trovare del cibo inaspettatamente, la provvidenza molto spesso ha un volto, la provvidenza ha mani, ha voce, e soprattutto ha un cuore. Molte persone aspettano la provvidenza di Dio solo nella sua dimensione miracolosa, ma si sbagliano.

La provvidenza del pane che possiamo mangiare quest’oggi passa dalla fatica di un contadino che ha coltivato la terra, attraverso le mani di un fornaio che ha impastato il pane. L’uomo si inganna grandemente, e diventa superbo, quando pensa che tutto ciò che viene fatto dall’uomo non ha nulla a che fare con Dio, e non capisce che Dio provvede a noi in moltissimi modi, anche attraverso il medico che ti cura, e il lavoro che ti permette di guadagnare.

La provvidenza di Dio opera attraverso tutto il creato. E anche noi, oggi, riconosciamo di essere persone che ricevono la provvidenza di Dio, e persone che la donano.

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