Il Vangelo di Luca ci racconta l’incontro di Gesù con il cieco di Gerico. Quel cieco, pur escluso dalla vita sociale, non smette di gridare con tutto il cuore: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Non ha formule elaborate, non conosce discorsi teologici: ha solo il grido del cuore. Quella preghiera semplice e insistente tocca il cuore di Gesù e lo convince ad avvicinarsi: «Ricevi la vista, la tua fede ti ha salvato».
La preghiera del cuore è proprio questo: un dialogo diretto, essenziale, che nasce dal profondo. Non sempre cambia subito le circostanze esterne, ma cambia la persona che prega. Quante volte uomini e donne, in momenti di buio e disperazione, hanno trovato nella preghiera del cuore una luce nuova! Chi era oppresso dall’ansia ha trovato pace; chi era schiacciato dal senso di colpa ha ricevuto misericordia; chi era disperato ha ritrovato speranza.
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Il cieco di Gerico non ha soltanto riacquistato la vista fisica: la sua vita intera è stata rinnovata, perché ha incontrato Gesù e ha scelto di seguirlo. Allo stesso modo, chi lascia che la preghiera sgorghi dal cuore scopre che Dio non è lontano, ma vicino, e che il Suo amore può trasformare le ferite in forza.
La preghiera del cuore continua, ancora oggi, a cambiare vite: non perché elimini i problemi, ma perché dona occhi nuovi per riconoscere la presenza di Dio anche dentro i problemi.
Magari oggi proviamo a ripetere dentro di noi questa semplice preghiera: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore.
