fra Stefano M. Bordignon – Commento al Vangelo del 13 marzo 2026

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Uno scriba chiede a Gesù quale sia il comandamento più grande. Gesù risponde con parole semplici e chiare: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze, e amare il prossimo come sé stessi.

Ma cosa significa, concretamente, amare Dio?
Non significa solo pregare di più o fare più cose religiose. Amare Dio significa mettere Dio al centro, lasciargli spazio vero nella vita. Significa fidarsi di Lui quando non capiamo, cercarlo quando siamo stanchi, scegliere il bene anche quando costa. Amare Dio è vivere ogni giorno con questa domanda nel cuore:
“Quello che sto facendo mi rende più vero, più libero, più capace di amare?”

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E Gesù aggiunge una cosa decisiva: l’amore per Dio e l’amore per il prossimo sono inseparabili. Non puoi dire “amo Dio” se poi ignori le persone, se chiudi il cuore, se vivi solo per te stesso. Dio si ama attraverso le persone, nelle relazioni, nella pazienza, nel perdono, nella cura, nella misericordia quotidiana.
Lo scriba capisce, e Gesù gli dice: “Non sei lontano dal Regno di Dio.”

Questo è il punto: amare Dio non è fare sacrifici, ma camminare nella direzione giusta.
Ogni piccolo gesto fatto con amore vero, ogni scelta di bene, ogni atto di fiducia, ogni perdono, ogni atto di servizio… è già amore per Dio.

E questo amore, vissuto ogni giorno, cambia la vita.

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