Quando la ricchezza fa male
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
Il re Davide morì in prospera vecchiaia, sazio di giorni, di ricchezze e di gloria. La Bibbia non condanna il denaro e non condanna chi lo possiede. La Bibbia non condanna i ricchi. Nell’Antico Testamento, la ricchezza è segno della generosità divina. Le persone ricche sono ricche perché amate da Dio. Dio arricchisce chi ama. La ricchezza è un bene, è segno della benedizione di Dio. La questione non è quanto denaro si ha, ma il problema è come si vive quello che si ha. Nel libro dei Proverbi, infatti, è scritto: “Chi confida nelle sue ricchezze cadrà.”
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Gesù non insegna il disprezzo delle ricchezze, non ci educa al rifiuto dei beni terreni, ma ci avverte del pericolo di lasciarci imprigionare dalla ricchezza quando essa diventa un male, perché ci rende egoisti e ci impedisce di amare gli altri. Il denaro di per sé non è cattivo: in esso ci può essere il pane che si può dare agli affamati, ci può essere l’acqua che si può dare agli assetati. La ricchezza è l’immagine della carità quando la si usa per i poveri, per far star bene gli altri. Il denaro diviene una minaccia, un pericolo, quando diventa un idolo e quando l’uomo fonda in esso la sua felicità.
Ecco che un ricco incontra il Signore e sostiene di essere stato, fin dalla giovinezza, un israelita praticante. Ha sempre voluto ricevere in eredità la vita eterna osservando i comandamenti. È molto scrupoloso. Dov’è lo sbaglio? Dov’è l’inganno? L’errore di questo ricco è quello di pensare di poter ottenere la vita eterna perché fa qualcosa. Il “fare” è l’immagine di un fedele che pensa di meritarsi il Regno dei Cieli con il suo fare. È l’inganno della fede vista come un baratto, è come andare al mercato e comprare la vita eterna: “Non ho ucciso nessuno, quindi mi merito il Regno dei Cieli; non ho rubato, quindi mi merito il Paradiso; non ho frodato, quindi mi merito la vita eterna.”
Con questa mentalità sembra che si possa comprare il Regno dei Cieli con le nostre azioni. Ma quando ci comportiamo così è perché, in realtà, siamo pieni di noi stessi, troppo gonfi, troppo pesanti. Una cosa sola ti manca: vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni, seguimi. È bene, cioè, alleggerirci dalla mentalità dell’autosufficienza, abbandonando la nostra superbia, la nostra vana gloria, il nostro orgoglio, per contemplare la misericordia di Cristo, che ci purifica e ci libera dal peccato. I beni materiali posseduti in abbondanza eccessiva, l’uso malsano delle cose del tempo, lo spreco, la vanità, l’autosufficienza orgogliosa sono ostacoli che impediscono la conversione e la sequela di Cristo.
Tuttavia, tutto è possibile a Dio. Il Signore Gesù può liberarci dalle nostre idolatrie, dalle nostre miserie, dalla superbia e dalla logica dei conflitti e del possesso, per vivere cento volte di più la relazione amorevole con Dio e la carità autentica verso il prossimo.
Commento di Fra Attilio Gueli, frate minore cappuccino. Segretario “fraternità e missione” di Lombardia OFMCap. Convento di Varese, centro di evangelizzazione.
