don Umberto Guerriero – Commento al Vangelo del 20 aprile 2026

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Un mondo affamato

«Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati». 
Quella folla non aveva alcuna intenzione di mollare Gesù e, appena si accorse che non era più lì, si mise sulle sue tracce.

Avevano mangiato a sazietà; finalmente avevano trovato qualcuno che aveva preso a cuore la loro condizione, che non li aveva rimandati a casa a pancia vuota fregandosene della loro fame; speravano di aver trovato la soluzione ai problemi di una vita.

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Può accadere di rivolgersi a Gesù, di iniziare a cercarlo, perché sperimentiamo il bisogno, la fame, l’indigenza. Egli non ci giudica per questo. Tuttavia “l’occasione” non può trasformarsi in “motivazione”. 

È bello che un amico sappia di potersi rivolgere a noi nel momento del bisogno, ma se l’unico motivo per cui ci cerca è trovare una soluzione alle sue difficoltà allora quella relazione non è sincera ed autentica, ma interessata e funzionale. 

Anche la nostra relazione con Dio può rischiare di assumere questa forma e finire così per essere deturpata. Quante volte ci siamo detti pronti anche ad offrire qualcosa in cambio, quasi fossimo al mercato, pur di ottenere da Dio quello che ci interessa. Proprio come quella gente che chiede a Gesù: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Ma l’opera di Dio è una soltanto: credere in colui che egli ha mandato.

Non basta mettersi alla ricerca del Maestro, occorre capire perché lo stiamo cercando. È necessario lasciare che l’incontro con Lui ci aiuti a passare dalla pretesa di soddisfare i nostri bisogni al desiderio di scoprire quale sia la nostra vera fame, che cosa può veramente dare pienezza di senso alla nostra vita, ed accorgerci così che solo una relazione autentica con lui ci salva.

Si tratta di passare dal cibo che perisce, e quindi ci farà ripiombare nel bisogno, a quello che dura per la vita eterna.

C’è sempre qualcosa da fare e tu lo sai
C’È DA FARE – GIORGIA 

Fonte

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