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don Nicola Galante – Commento al Vangelo di domenica 29 Settembre 2024

Siamo lungo il cammino che porta a Gerusalemme. E nel Vangelo di questa domenica – dove possiamo accorgerci della confluenza di diverso materiale di tradizione! – troviamo due parti: anzitutto il dialogo dell’apostolo Giovanni sull’esorcista estraneo che cacciava demoni nel nome di Gesù pur non appartenendo alla sua cerchia, completato dal detto sull’accoglienza del discepolo; poi la triade dei detti sullo scandalo.

In realtà, il caso in questione sollevato da Giovanni fa trapelare lo spirito d’intolleranza e di gelosia che può attecchire anche noi, quando pretendiamo di “rinchiudere” Dio nei nostri schemi mentali e ci comportiamo come membri di un gruppo chiuso e autoreferenziale. Invece, Gesù, come ebbe a dire nel dialogo notturno con Nicodemo (Gv 3,1-21), invita ad accogliere la libertà dello Spirito di Dio, che «soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va» (Gv 3,8). Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha giustamente auspicato di saper riconoscere anche al di fuori della Chiesa i semi di bene (cf GS 42; LG 16).

Mi piace ricordare l’esempio luminoso di Madre Teresa di Calcutta, che, accogliendo il grido di Gesù sulla croce, “Ho sete” (Gv 19,28), riuscì a placare la sete di amore dei più poveri tra i poveri, senza fare alcuna distinzione. Pensiamo a quanti ci hanno dato un bicchiere d’acqua, quando siamo stati riarsi da una prova o da una malattia! E proviamo, oggi, a darne uno a chi ha sete di ascolto e di tenerezza.

L’ultima parte del Vangelo ci ha parlato di “scandalo”. Esso non allude automaticamente ad un cattivo esempio dal punto di vista morale, ma, come si evince dalla parola greca skandalon, rimanda ad un laccio, un ostacolo che viene posto alla fede fino a farla perdere. Il fatto che Gesù adoperi la triade delle immagini riguardanti la mano, il piede e l’occhio, indica che lo scandalo deriva dall’uomo come persona, responsabile del suo agire morale. Per «entrare nella vita» abbiamo bisogno di compiere un taglio netto e deciso contro il peccato, che rompe il filo delle nostre relazioni vitali, provando a dare buona testimonianza credibile della nostra fede.

PREGHIERA
Signore Gesù, aiutami ad accogliere la libertà dello Spirito di Dio!

1.⁠ ⁠Cosa scandalizza e ferisce di quanto dico o faccio?
2.⁠ ⁠Sto dando testimonianza del mio essere “figlio di Dio”?

Chi è don Nicola

Don Nicola Galante è un presbitero dell’arcidiocesi di Capua, parroco, cappellano volontario in alcuni luoghi di cura e direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute.