Il Signore è paziente nell’attendere la nostra conversione, ma per il nostro bene è urgente che cambiamo vita.
don Mauro
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Pazienza e urgenza
Il Signore ha tanta pazienza con noi. Vuole darci tutte le possibilità di fruttificare, anche se noi siamo cocciuti e presuntuosi.
Il racconto della vocazione di Mosè ce lo prova. Mosè, avvicinandosi al roveto, si trova al cospetto di Dio che gli parla e gli affida la missione di liberare il suo popolo. Ci si potrebbe aspettare un immediato consenso da parte sua, invece fa un mucchio di obiezioni: Se mi chiedono il tuo nome cosa devo dire?
Chiede un segno, e il Signore gli fa trasformare il bastone in serpente, ma non basta ancora, perché Mosè non vuole accettare. Gli dice che è impacciato a parlare e allora Dio lo rassicura dicendo che sarà con lui suo fratello Aronne, che gli farà da portavoce. In pratica, è Dio che prega Mosè e non viceversa! Se con gli uomini non usasse questa bontà, poveri noi.
Gesù ci invita però a non abusare della pazienza del Padre. Si rifà alla cronaca nera del suo tempo e cita due episodi in cui alcuni sono morti, per mano dei romani e per il crollo di una torre. È rassicurante pensare che siano morti perché lo meritavano, ma Gesù ci mette in guardia: in realtà, tutti dobbiamo convertirci e non pensare che tocchi sempre agli altri, come se noi fossimo già buoni.
I terremoti e le sciagure recenti sono fatti analoghi. Mentre noi crediamo di possedere il mondo e di poterci salvare solo con la scienza e la tecnica, la natura ci riporta alla realtà. Siamo fragili e mortali. Il nostro Occidente, invece di costruire giustizia, fabbrica armi; invece di soccorrere i poveri, cerca solo il profitto anche a spese di chi è più debole. Come può sopravvivere a lungo un sistema così iniquo?
“Se non vi convertirete, perirete tutti allo stesso modo.” Non è la minaccia di un castigo di Dio, ma un avvertimento: se non cambiamo rotta, la nostra avidità ridurrà questo pianeta a un deserto.
Dalla parabola del fico, sembra addirittura che Dio sia stanco di aspettare che noi, cioè l’albero, facciamo frutto. Vorrebbe che fosse tagliato subito. Il Maestro è il giardiniere, che fa un estremo tentativo: diamogli ancora una possibilità.
Grazie a Lui, c’è ancora una parte di umanità che prega e che si sforza di vivere la legge dell’amore e, così facendo, ci salva dall’ira di Dio. Ecco perché dobbiamo convertirci e diventare contagio positivo, per contribuire alla salvezza nostra e del mondo intero.
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Ogni anno, in Quaresima, siamo invitati a fare un esame di coscienza e a ricominciare. Il Vangelo parla a ciascuno di noi, non solo agli altri. Bisogna che ciascuno dica a se stesso: Come posso convertirmi? Cosa mi chiede il Signore? In che modo posso migliorare la mia vita?
- AUTORE: don Mauro Pozzi
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