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don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 8 novembre 2026

A proposito di verginità e dintorni

Arriva sempre all’improvviso, come di chi arriva senz’avvisare: ladri, Polizia, morte improvvisa.

Come di chi arriva senz’avvisare troppo: la buriana, cose simili, anche un lampo d’intuizione. «Alla fine è sempre all’improvviso» fomenta Cristo quando, spesso, gli si contesta il poco preavviso dato, in maniera da prepararsi.

Il che, all’improvviso, varrà doppio: se da una parte va da sé che, se si viene avvisati, ci si prepara, dall’altra se uno non avvisa poi non può neanche lagnarsi della situazione che trova. «Avesse voluto trovare la casa in ordine, ti avrebbe avvisato – mi disse un giorno Papa Francesco -. Se non l’ha fatto, stai tranquillo: significa che mette in conto che la casa possa essere in disordine. Gli interessi tu, non la casa».

In materia d’amore, dunque, Cristo è al corrente delle situazioni: calcola anche che abbiamo a conoscere l’amore sbagliato prima di conoscere quello giusto, in modo che quando lo incontreremo sappiamo esserne grati. Scrive un ragazzo in uno dei profili social che sanno molto di diario: «Vi auguro di essere scelti tra la folla perchè i vostri occhi hanno urlato e qualcuno li ha sentiti».

Non è questione di verginità o meno, castità o rinuncia, candore o viziosità. Sono tutte e dieci vergini le protagoniste del suo curioso racconto, l’immagine con la quale parla di casa sua, del suo Regno: «Il regno dei cieli sarà simili a dieci vergini». Avesse voluto esaltare il candore a scapito dell’ingiuria, avrebbe fatto cinquanta e cinquanta: “Casa mia somiglia molto a cinque donne di malcostume e cinque nobildonne”.

Invece, stavolta, hanno tutte il corpo illibato, muscolatura integerrima, morale rispettosa. A fare tra loro la differenza non è, per una volta, l’uso del corpo ma la luminosità del cuore: «Cinque erano stolte, cinque sagge».

Meno male.

Più “La cicala e la formica” che “Trattato sulla Verginità”. Dunque «vegliate», quasi una richiesta d’attenzione: si potrà sempre rimanere perfettamente vergini con il cuore addormentato oppure scostumate fino all’osso con il cuore in allerta.

Zac! Cos’ha fatto la gigantesca differenza tra le associate alla Pia Confraternita del Patronato e le scostumate discotecare del sabato sera? Il fatto semplice che le une erano «stolte» mentre le altre erano «sagge».

La saggezza, in tempi in cui la vita sorride, di fare piccolissime cariche feriali di bellezza, quotidiani accumuli di speranza: «In tempi di vacche grasse – diceva nonna – pensate ai prossimi di vacche magre». Stoltezza, invece, è convincersi che alle vacche grasse non capiterà mai di diventare magre: “Fare scorta di Dio? – pensano – Siamo abituate ad avercelo addosso, a sentircelo addosso, a pregarlo”.

Non si calcola, quando il sole splende, l’avanzare della notte oscura: ore terribili nelle quali anche Dio sembra divertirsi nell’eclissarsi. Notti nelle quali, senza scorta di speranza, ogni tapparella s’abbasserà e chi si è visto si è visto.

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Il Vangelo è la versione divina del fatto che «a penna a penna si pela l’oca o che piano piano s’impalma il gatto» come diceva nonno. Al quale dava buon credito la nonna: «Ha ragione il nonno, bambini -: con la pazienza la foglia di gelso diventa seta». Una pagina al giorno anche la Summa Theologiae la si imparerà a memoria: in un solo colpo, la si userà per accendere il fuoco.

Se è vero che l’occasione fa l’uomo ladro, il Vangelo (che di ladri mostra di intendersene alla grande) attesta anche che la speranza tiene sveglia l’addormentata: non c’è fatica così grande, per chi s’allena a cercare un significato alle cose che accadono, che non sia sopportabile. Che non diventi l’inatteso: «Ecco lo sposo! Andategli incontro».

E’ per questo che si potrà pensare di potersi addormentare – “Tanto so bene come fare a sentirlo quando arriva!” – ma sentirsi poi dire che la cicala Maddalena ha fatto i compiti per casa meglio dell’immacolata ancella della celestiale verginità: «Non vi conosco».

Questo, prima che Vangelo, è la vita della gente: ad aspettare qualcuno che ti avvisa quando arriverà sono capaci tutti. Ad aspettare qualcuno quando non sai mai a che ora arriva, a casa mia è capace solo mia mamma.

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte