Anche Satana conosce Cristo alla perfezione
Dalle stelle alle stalle: cronaca di una defaillance. Le stelle nel cielo, quasi poesia, una dichiarazione d’amore, d’intenzioni: «Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivente» che valse al pescatore galileo il voto più alto nell’intera pagella della sequela: «Tu sei Pietro, su questa pietra edificherò la mia Chiesa».
Frase che Pietro faticò a reggere per troppa pressione compressa in così scarne parole. Disse – e dimostrò al mondo – di avere capito benissimo chi fosse quella bella persona che gli stava in fronte, che gli stava facendo brillare la sua vita, che la strada del Cielo dimostrava di conoscerla così bene da osare dire d’essere lui in persona quella strada: “Ma quale strada e strada, Pietro mio. Io sono la strada da percorrere!”
Si addormentò, forse, nella gloria di quel momento d’attimo? Forse gli bastò quell’affermazione – “Che ridere: sono di pietra! Pensare quanto mi sento budino io, invece!” – per immaginarsi una vita senza più ostacoli, tutta in discesa, una sorta di “vita al rimorchio” grazie all’Amico che si ritrovava accanto.
Qualcosa sì che accadde se, di lì a poco, tornò ad essere il Pietro d’un tempo. Niente affatto una brutta persona, semplicemente un uomo dalle idee così chiare da voler che anche Dio le sposasse: «Dio non voglia, Signore, questo non ti accadrà mai» rispose di getto al Cristo quando Cristo, per non apparire mentitore, spiegò agli amici che la bellezza eterna aveva un prezzo altissimo da pagare:
- Andare a Gerusalemme
- Soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi
- Venire ucciso
- Risorgere il terzo giorno
Disse proprio così il pescatore al suo Dio, disse proprio come diciamo noi «Dio non voglia!» Della serie: tutto sì ma questo no. Questo è troppo e quando è troppo è troppo. Anche se sei Dio.
Chi di noi, ad una persona che ama, non direbbe lo stesso? “Io non voglio che tu soffra, porca miseria!” Nessuno, dipendesse da lui, accetterebbe che un amore, l’Amore, avesse a che fare con le lacrime, le percosse, gli sputi. Invece, stavolta, Cristo sconcerta Pietro. Rimprovera l’amico di vecchia data con una di quei ceffoni che rimbombano nella valle: «Và dietro a me, Satana, tu mi sei di scandalo».
L’amico, da spalla cui appoggiarsi diventa scandalo, cioè sasso che, lungo il viottolo, ti farà inciampare e cadere. Sentirsi dire “demonio” da chi, poco prima, t’ha detto delle cose così immense da affaticarsi a reggerle, deve essere stato di una pesantezza infinita.
Conoscere Cristo, purtroppo, non basta: anche Satana lo conosce alla perfezione, ci sono dèmoni che, nel Vangelo, fan la loro favolosa professione di fede. Per dire di avere fede non basta conoscerlo, sarà necessario seguirlo, mettersi dietro di Lui e battere le sue impronte come una cartina geografica.
Diabolico è mettersi davanti – «Và dietro a me, Satana!» -, la voglia che Cristo venga dove vorremmo andare noi: a schiantarci contro il muro della fantasia. Non basterà avere un paio di chiavi della porta di casa in mano – «Tu sei il Cristo!» – se non si conoscerà la strada di casa. Si tenterà a caso di prendere la prima strada che il mondo indica, senza pensare s’è vera o fallace.
Mica è scimunito Satana. Semplicemente rende ciechi gli occhi di Pietro e gli fa leggere solo la prima parte della frase: «(Il Figlio dell’Uomo) dovrà andare a Gerusalemme, soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, e venire ucciso». Una trama di morte sanguinolenta, assurda, infelice se non finisse in gloria: «E risorgere il terzo giorno».
Se la morte diventa il centro della frase, allora Pietro avrebbe tutte le sue ragioni per mettersi di traverso ma se la morte diventa il ponte per attraversare la palude del dolore e inoltrarsi nel paese dell’eterno, allora tutto cambia. Satana ha interesse a tenere nascosti dei passaggi, Cristo gioca pulito.
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Per Satana il bruco mai accetterà di fare fatica per rompere il guscio: piuttosto rimane bruco. Per Cristo, invece, un bruco che non si giochi la possibilità di diventare farfalla è un bruco da “Vorrei ma non posso”.
Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
