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don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 23 agosto 2026

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Il trofeo in bacheca e i campi di allenamento

La lezione, a fine giornata, fu chiarissima anche per anime ridicole come quelle degli amici: guardare i trofei in bacheca sono capaci tutti ma vederci dietro, in filigrana, i campi di allenamento, non è cosa per molti.

La differenza la farà la domanda: abbiamo tutti risposte bellissime per domande che nessuno ci ha mai fatto.

Per quelle, invece, che ci vengono poste, servirà fiuto per essere all’altezza di una possibile risposta.

Non domande qualsiasi, ma le più semplici, che sono le più profonde:

  • dove sei nato?
  • Dov’è casa ta?
  • Dove stai andando?
  • Cosa stai facendo?

«Pensa a queste cose di quando in quando e osserva le tue risposte cambiare» (R. Bach).

Le domande, va da sè, non saranno mai indiscrete: «Chi dice la gente che io sia?» chiede, come fosse un’interrogazione a sorpresa, Gesù agli amici.

Non l’anticipò – come si fa a scuola con le interrogazioni programmate – ma la scagliò sul tavolo come la carta più pesante del mazzo.

Se non sono indiscrete le domande, lo possono diventare le risposte, però: «Alcuni dicono il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti» rispondono, di getto, gli amici.

Sono sempre preparatissimi (i cristiani) quando l’oggetto delle domande sono gli altri e i loro affari.

In questi casi basterà riferire il sentito, nulla più, non occorrerà scomodare il proprio cuore per dare una risposta: “Dicono, si sente dire, vanno dicendo, è l’aria che tira”.

Risposte evasive, a pelo d’acqua, senza nessun grip.

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Domande che, al Cristo, faranno un baffo e mai Lo sazieranno.

Nessuno fa una domanda senza suggerire la risposta che desidera avere: questo, però, gli amici non l’acciuffano al volo.

Per questo Cristo alza il tiro: “Di quello che dice la gente non può fregarmene di meno – pensa tra sé -: io voglio capire dai miei amici chi sono io per loro”.

Della serie che le sole risposte utili sono quelle che propongono nuove domande.

Preme sull’acceleratore: «Ma voi, chi dite che io sia

L’affondo è spietato: “Voi siete voi, voi non siete gli altri: siete i miei amici, coloro ai quali spalanco il cuore ogni mattino, la mia parte di eredità, il senso della mia esistenza. Quando mancate voi, manco un po’ io a me stesso” prova a fare capire loro esordendo con quel: «Ma voi».

Eccolo, puntualissimo, il boss: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio» alza la mano il capitano pescatore, l’amico delle mille ramanzine e degli altrettanti stupori.

Per una volta – almeno stavolta! – non si guarda attorno per prendere in affitto risposte preconfezionate.

Stavolta, il vero mistero della fede, lascia che la risposta la dia il suo cuore innamorato.

Il fatto d’essere peccatore, una specie di anfora che spande acqua dappertutto, non gli toglie la destrezza di chi è bravo a fiutare dove conduca la corrente.

Capisce che, stavolta, scansare la domanda è perdersi l’appuntamento con le profondità: “Lascia perdere gli altri, quello che dice la gente, carissimo Pietro. Chi sono io per te: dimmelo” si sente trafiggere dall’amico, il cuore messo al muro.

E’ il giorno della maturità di Pietro: essersi preparati leggendo i migliori catechismi non basterà, sapere a memoria i comandamenti vale un “sei meno meno”, avere fatto i bravi non porterà nessun guadagno.

La risposta non sarà non un qualcosa appreso dal di fuori, ma il racconto di un incontro avvenuto dentro.

Un incontro che ha dato alla vita la traiettoria decisiva: “Tu sei tu. Se non mi fiderò di te non potrò fidarmi più di me”.

Pietro, stavolta, ricambia la fiducia come non mai.

Cristo è il più bel trofeo: “Pietro: chapeau!”

Mai dimenticare, però, il campo di allenamento, non quello sintetico ma quello pieno di fango dopo una burrasca: «Ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo».

Dove il tacere la risposta azzeccatissima, il non poter esibire il cento e lode alla maturità non è questione di umiltà o di basso profilo, è solo questione di prudenza: non basterà mai sapere chi è il Cristo se poi si rifiuterà la fatica della Croce.

Sapere di poter vincere alle Olimpiadi è bellissimo ma non esime nessun atleta dalla fatica degli allenamenti.

La fede non toglierà nessuna fatica a chi crede: semplicemente l’aiuterà a cogliere meglio per Chi fare questa fatica.

Con chi attraversare la fatica più disgustosa.

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte

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