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don Manuel Belli – Commento al Vangelo del 26 Novembre 2024

Lettura del Vangelo e commento del testo che la liturgia propone per il 26 novembre 2024.

Buon martedì a tutti, ci mettiamo in ascolto del Vangelo di oggi.

Dal Vangelo secondo Luca: In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali di quello che vedete non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose? Quale sarà il segno quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti, infatti, verranno nel mio nome dicendo: “Sono io!”, e: “Il tempo è vicino!”. Non andate dietro a loro. Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo».

Iniziamo con questa giornata la lettura del discorso escatologico di Gesù nel Vangelo di Luca. Cosa significa discorso escatologico? È il discorso sulle ultime cose. L’evangelista, riportandoci le parole di Gesù, ci aiuta a meditare sulla visione che Gesù ha della storia. Come va la storia? Verso dove va la storia? Che differenza fa la presenza di Gesù nella storia degli avvenimenti della nostra vita di tutti i giorni?

Questa è la domanda di fondo che viene affrontata in questo capitolo. È interessante come inizia tutto: tutto inizia ammirando il tempio. Oh, ricordiamoci che il tempio era una delle meraviglie del mondo antico, una cosa incredibile, una costruzione bellissima che serviva come luogo di incontro con Dio. Se volete, sembra il massimo della stabilità, una costruzione grande, maestosa, benedetta da Dio. E allora sentiamo all’inizio un’ammirazione di quello che la gente vedeva nel tempio: molti parlavano del tempio che era ornato di belle pietre e di doni votivi. Come fai a pensare che una cosa così bella, così grande, così benedetta da Dio possa venire meno? Ne parli bene, ti dà sicurezza, il tempio ti dà sicurezza, una realtà come quella del tempio.

E Gesù dice: «Verranno giorni nei quali di quello che vedete non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Non è il tempio la certezza, non è il tempio il punto fermo della vita, per quanto grande, per quanto bello, per quanto benedetto da Dio. Non puoi costruire un tempio pensando che resti per sempre. E poi, se volete, tutto il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi è una, è un continuo inno ad evitare gli inganni.

Occhio a non pensare e a non confondere qualcosa come eterno come stabile, mentre non lo è. Potresti iniziare a pensare che i grandi fatti, le grandi calamità abbiano una cosa eterna: c’è stata una grande calamità, sta per venire la fine del mondo. Potresti pensare che la natura, le grandi realtà create possano essere eterne. Potresti addirittura iniziare a pensare di essere capace di un intuito e di essere tu eterno, capace di riconoscere quando nella storia sta per venire Gesù. Potresti pensare che gli stati, le istituzioni siano eterne. Ma verranno guerre, verranno rivoluzioni, verranno stravolgimenti.

Insomma, questa prima parte del discorso escatologico sembra porci una domanda: dove fissi le tue certezze? Nei tempi che hai costruito, cioè nelle tue pratiche religiose, nella natura, nei tuoi grandi progetti, nelle grandi istituzioni? Dov’è fissa la tua speranza? Dove, da dove ti aspetti speranza nella tua vita? Dove vai a cercare speranza? E il Signore ci condurrà pian piano, nell’ascoltare questo discorso, a scoprire che è lui la speranza e che se noi puntiamo la nostra speranza in qualcosa che è destinato a passare, ci inganniamo.

Anche le cose più, più belle, anche le cose più grandi fatte in nome di Dio non sono Dio. È lui la speranza, è lui il punto fisso, il punto focale della nostra esistenza. Quali sono i miei templi? Cioè quelle cose, magari anche molto religiose, dove ho fissato la mia speranza, ma non sono Dio. Ce ne sono tanti, eh! La mia associazione, il mio movimento, il mio modo di pregare non sono Dio. Sono importanti, ma non sono Dio, non sono loro la realtà definitiva. Quali sono le istituzioni in cui ho fissato la mia speranza? Cambiano le istituzioni, cambia tutto ciò che ci circonda. Quali sono le false certezze che possono abitare nel mio cuore, nelle quali sto riponendo una speranza che invece va indirizzata soltanto a Dio?

È una parte distruttiva, se volete, questa prima parte del discorso escatologico. Gesù ci invita a smontare tutto ciò che nel nostro cuore rischia di tenere il posto di Dio. Per quanto grande, per quanto nobile, per quanto bello, nulla può tenere il posto di Dio. Altrimenti, la delusione è dietro l’angolo.

Attenzione: potrei anche affidare il posto di Dio nella mia vita a degli affetti importanti: il coniuge, i figli, gli amici. Neanche loro tengono il posto di Dio. Guai se nella nostra vita prendiamo un uomo e gli diamo, e lo carichiamo del potere di salvare la nostra vita, che spetta, spetta solo a Dio. Gli togliamo il fiato. Che cosa nella mia vita rischia di tenere il posto di Dio? Questa è la domanda radicale che ci viene posta dal Vangelo che abbiamo ascoltato oggi.

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Grazie per questo ascolto che abbiamo condiviso all’inizio di questa giornata, o alla fine, non lo so quando ascolterete questo breve commento. Auguro a tutti di cuore un buon martedì!

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