Quell’invito incredibile di amare il tuo nemico
Gesù è sempre in «direzione ostinata e contraria»: contrario a tutto ciò che è il mio istinto più immediato, più naturale, in fondo più umano. Amare i nemici, ma come si fa? Come amare chi mi umilia e mi calpesta, chi si diverte a farmi soffrire, chi sghignazza alle mie spalle, chi mi rende la vita impossibile?
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Come amare il nemico che affonda la sua lama nella mia carne e nella mia sensibilità, che fa ribollire in me la collera, la voglia di rivalsa, il desiderio di vendetta? E non parla qui Gesù di perdono, che bene o male e più o meno forzatamente, prima o poi riuscirei anche a dare, ma proprio di amore: uno slancio in più, un salto nel regno dell’altro mondo, un volo verso la sproporzione più totale.
Umanamente impossibile. Se pure mi sforzassi non ci riuscirei, se pure lo decidessi volontariamente sono sicuro che prima o poi rispunterebbe qualche vocina maliziosa in me e un dito si alzerebbe a giudicare, ad allontanare, subito pronto a graffiare.
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