Il clima attorno a Gesรน si sta facendo sempre piรน teso. I passi del Vangelo ci stanno indicando che ci stiamo avvicinando alla Settimana santa.
<<Allora i sommi sacerdoti ย e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: “Che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare cosรฌ, ย tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno ย il nostro luogo santo e la nostra nazione” >>.
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Il ragionamento che i sommi sacerdoti e i farisei fanno segue una logica molto umana. Proprio perchรฉ molto umana questa logica non considera la parte piรน interessante del discorso. Infatti sembra che “i segni” che Gesรน compie non riescano nel loro cuore a indicare nulla se non la preoccupazione per i Romani.
Quando si ha paura tutto diventa nemico, anche ciรฒ che potrebbe aiutarci. Nella natura piรน profonda un segno serve ad indicare qualcosa. Quando si teme il peggio non si guarda piรน verso dove un segno indica, ma ci si vuole solo sbarazzare del problema. Mi torna alla mente quel meraviglioso romanzo scritto da Alessandro Manzoni, I promessi sposi.
Tutta quella storia in realtร poteva risolversi all’inizio se soltanto don Abbondio avesse dato retta alla sua povera serva, Perpetua, che gli aveva suggerito di dire subito ai superiori l’ingiustizia a cui gli scagnozzi di don Rodrigo volevano costringerlo.
Ma a noi le cose semplici non piacciono. A noi piace sempre complicare le cose. Accogliere Gesรน รจ semplice, e proprio per questo ci risulta difficile, specie a chi come noi รจ sempre un po’ complessato, esattamente come gli scribi e i farisei.
E nei complessi vince sempre la paura non il buonsenso. <<Gesรน pertanto non si faceva piรน vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirรฒ di lร nella regione vicina al deserto, in una cittร chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli>>.
Quando c’รจ un clima di paura cosรฌ, Gesรน non puรฒ far altro che aspettare. Quando ti fai dominare dalla paura Gesรน non lo vedi piรน. Sa benissimo che la paura farebbe fuori lui per primo.
Commento di don Luigi Maria Epicoco al Vangelo di Gv 11, 45-56.
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