don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 12 Febbraio 2026

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Vangelo del giorno di Mc 7,24-30

I cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli.
Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». Allora le disse: «Per questa tua parola, va’: il demonio è uscito da tua figlia».
Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.

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Parola del Signore.

Due cose colpiscono del Vangelo di oggi: il primo è il desiderio di Gesù di prendersi una pausa, di trovare un po’ di tempo senza le folle che lo seguivano ovunque:

“Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non potè restare nascosto”.

L’umiltà è sapere che tutti abbiamo bisogno di prenderci un respiro, persino Gesù Cristo. E tirare eccessivamente la corda non è segno di dedizione ma di superbia.

La seconda cosa che mi colpisce è l’immensa fede di questa donna straniera che prega Gesù con ostinazione, mostrando che si può ottenere tutto quando si è umili:

“Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia. Ed egli le disse: «Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Ma essa replicò: «Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli»”.

Chi di noi avrebbe accettato una simile umiliazione? A nessuno piace rinunciare al proprio orgoglio.

Ma farsi umile significa capire che c’è qualcosa che conta di più persino del proprio orgoglio ed è ciò che ci sta a cuore.

Anche Gesù davanti ai suoi accusatori, e a Pilato stesso si mostra disarmato, consegnato, completamente umile.

San Paolo dirà che a partire proprio da questa obbedienza che lo ha condotto fino alla Croce, Dio lo ha esaudito resuscitandolo.

L’umiltà può tutto.

Fonte

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