La luce ha vinto le tenebre
In questa santa notte, che noi chiamiamo veglia pasquale, siamo tutti invitati a vigilare nellโattesa di accogliere la luce del Cristo risorto. SantโAgostino, nei suoi discorsi scrive: ยซE noi con quanta maggiore prontezza dobbiamo esser desti in questa veglia che รจ come la madre di tutte le sante veglie e nella quale tutto il mondo veglia!ยป. Ciรฒ significa che la Chiesa sta sveglia finchรฉ non venga il Signore, attenta con gli occhi della fede alle Sacre Scritture, come a lampade accese nella notte. La liturgia, dunque, ci invita a vegliare, ricordando la morte del Signore Gesรน e ad esultare aspettando la sua risurrezione.ย Questa รจ la nostra festa annuale, questa รจ la nostra Pasqua, non piรน figurata nellโuccisione dellโagnello, come per il popolo antico, ma portata a compimento per il popolo nuovo nellโimmolazione del Salvatore, perchรฉย Cristo nostra Pasqua, รจ stato immolatoย (cf 1 Corย 5, 7).
Questa solenne celebrazione รจ molto ricca di simboli. Essa comprende quattro momenti: la liturgia della luce, la liturgia della Parola, la liturgia battesimale e la liturgia eucaristica. Nella liturgia della luce sono presenti due simboli: il fuoco e il cero pasquale. Nella solenne Veglia, si trova il simbolo del fuoco. Il braciere, che arde fuori della chiesa e da cui si accende il cero pasquale, attrae lโattenzione dei fedeli che attendono al buio di poter accendere la loro candela. Il trionfo della luce sulle tenebre, del calore sul freddo, della vita sulla morte, รจ espresso dal fuoco nuovo, intorno al quale si riunisce la comunitร mentre il sacerdote compie i riti di accensione del cero. La preghiera che accompagna la benedizione del fuoco รจ davvero espressiva: ยซO Padre, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato laย fiamma viva della tua gloria, benedici questo fuoco nuovo, fa che le feste pasqualiย accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eternoยป. I fedeli, dunque, riuniti nellโoscuritร allโesterno della chiesa, assistono allโaccensione del cero pasquale, simbolo di Cristo.ย Il cero pasquale, infatti, รจ il segno del Cristo Risortoย luce vera del modo che illumina ogni uomo; รจ la luce della vita che impedisce di camminare nelle tenebre. Eโ il segno della vita nuova in Cristo che, strappando i peccatori dalle tenebre, li fa entrare con i santi nel regno della luce. Il cero รจ decorato con la croce e altre immagini sacre, con le lettere dellโalfabeto greco Alfa e Omega, che stanno a significare che Gesรน รจ il principio e la fine di ogni cosa, e porta lโindicazione dellโanno. Durante il rito dellโaccensione, il sacerdote prende cinque grani dโincenso e li conficca alle quattro estremitร e al centro della croce disegnata, a simboleggiare le cinque piaghe gloriose di Cristo, delle mani, dei piedi e del costato. Quindi il diacono o il sacerdote, portando il cero pasquale, conduce la processione che entra in chiesa, intonando per la prima volta Lumen Christi, oppure Cristo luce del mondo, e il popolo risponde Deo Gratias o Rendiamo grazie a Dio. Mentre i fedeli lo seguono, sulla porta il diacono o il sacerdote intona di nuovo Lumen Christi o Cristo luce del mondo e tutti i presenti accendono una candela: la luce di Cristo si espande sempre di piรน ed illumina ogni fedele; arrivati al presbiterio il diacono o il sacerdote intona per la terza volta Lumen Christi o Cristo luce del mondo e si accendono le luci della chiesa. Quindi il cero viene messo al suo posto, viene incensato e sโintona lโExultet o annuncio pasquale. Terminato lโannuncio tutti spengono le candele, ed inizia la liturgia della Parola, introdotta dal celebrante. I riti della Veglia sono molto antichi e si sono sviluppati nel corso dei secoli fino ad assumere la forma dellโattuale celebrazione.
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La liturgia della Parola, invece, ci ha proposto brani dellโAntico e del Nuovo testamento. In queste letture abbiamo sentito parole profetiche sullโalleanza, abbiamo udito la promessa di unโalleanza nuova e definitiva. Prima della proclamazione del Vangelo รจ stata letta lโepistola. Questa lettera, che san Paolo scrive ai Romani, รจ un testo tipico per la catechesi battesimale. Infatti lโevento salvifico della morte e risurrezione del Signore Gesรน viene comunicato nel battesimo e rivissuto da tutti coloro che credono in lui e passano dalla morte, frutto del peccato, alla vita nuova in Cristo: ยซPer mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinchรฉ, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, cosรฌ anche noi possiamo camminare in una vita nuovaยป. (cf Rm 6, 4).
San Luca, invece, ci dice che le donne vanno alla tomba per onorare il corpo del Signore e trovano una tomba vuota; ancora non sโincontrano con il Vivente, il Risorto. Mentre esse sono incerte e perplesse vedono due messaggeri, ยซdue uomini in abito sfolgoranteยป, che danno loro lโannuncio pasquale. Lโevangelista annota che ยซLe donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: โPerchรฉ cercate tra i morti colui che รจ vivo? Non รจ qui, รจ risortoโ. Ricordatevi come vi parlรฒ quando era ancora in Galilea e diceva: โBisogna che il Figlio dellโuomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giornoโ. Ed esse si ricordarono delle sue paroleยป. Anche noi dobbiamo ricordarci continuamente delle parole del Risorto e ricordarci che siamo cristiani.
Nella liturgia battesimale rinnoveremo le promesse fatte nel giorno del nostro Battesimo, con le quali abbiamo rinunziato a satana e alle sue opere e ci siamo impegnati a servire fedelmente Dio nella santa Chiesa cattolica. Siamo realmente disposti a rinunziare alle seduzioni del male e a seguire il Signore? Quando diremo ยซrinunzioยป e ยซcredoยป lo pronunceremo col cuore o solo con le labbra? Questโacqua, che sarร benedetta, sta ad indicare non solo lโacqua del battesimo che ha lavato la macchia del nostro peccato (originale), ma anche lโacqua scaturita dal costato di Cristo. Attraverso lโacqua, i nostri peccati sono stati perdonati, perchรฉ Dio รจ Amore e ci ama.
Questa santa notte, dunque, ci ricorda che il cristianesimo va vissuto ogni giorno. Come cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto, come hanno fatto le donne e i discepoli accorsi al sepolcro allโalba del primo giorno della settimana.
Impegniamoci a vivere una nuova vita guidata dallo Spirito di Gesรน e dalla sapienza del Vangelo.
Don Lucio D’Abbraccio
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