don Lucio D’Abbraccio – Commento al Vangelo del 11 gennaio 2026

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«Tu sei il Figlio mio, l’amato»: il Battesimo che ci rigenera

Il Vangelo di questa festa ci presenta una scena semplice e, nello stesso tempo, sconvolgente. Matteo racconta che «Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui». È sorprendente: Gesù, il Figlio di Dio, senza peccato, si mette in fila con i peccatori. Non resta a distanza, non osserva dall’alto, non giudica: entra nell’acqua come tutti gli altri.

Giovanni il Battista lo capisce subito e cerca di fermarlo dicendogli: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». È la reazione che nasce anche dentro di noi quando Dio si avvicina troppo, quando entra nelle nostre fragilità, nelle nostre incoerenze, nella vita così com’è. Preferiremmo un Dio lontano, forte, che rimane “puro”. Invece Gesù risponde: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Gesù sceglie di stare dalla nostra parte, di condividere fino in fondo la condizione umana.

Sant’Ambrogio spiegava che Cristo non aveva bisogno del Battesimo, ma «si immerse nell’acqua per purificare l’acqua». Da quel momento, ogni acqua battesimale è toccata da Cristo. Dio non salva dall’esterno, ma entrando nelle nostre acque, anche quelle torbide.

Questo è il cuore del Battesimo: Dio che si abbassa, Dio che si mescola alla nostra storia, Dio che non ha paura delle nostre ferite. È come un genitore che non rimprovera il figlio caduto, ma si china, si sporca le mani e lo rialza. Il Battesimo ci dice che nessuna fragilità è un ostacolo per Dio.

Quando Gesù esce dall’acqua accade qualcosa di decisivo: «si aprirono per lui i cieli». I cieli, che sembravano chiusi, si spalancano. Quante volte anche noi sentiamo il cielo chiuso: nella fatica quotidiana, nelle preoccupazioni familiari, nelle delusioni, nei peccati che ci portiamo dietro. Il Battesimo annuncia che il cielo non è più chiuso: in Cristo è aperto per sempre.

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Scende poi lo Spirito: «ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba». Non come un fuoco che brucia, ma come una presenza che si posa. Così agisce lo Spirito nella vita del battezzato: non sempre con segni straordinari, ma come una forza silenziosa che accompagna, sostiene, consola. È come l’aria che respiriamo: non la vediamo, ma senza di essa non potremmo vivere.

E infine si ode la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Queste parole non riguardano solo Gesù. Nel Battesimo, Dio le pronuncia anche su ciascuno di noi. Prima ancora di ciò che facciamo, prima dei nostri successi o fallimenti, siamo figli amati. Sant’Agostino diceva che «Dio ci ama come se esistesse solo ciascuno di noi». È un amore personale, unico, irrevocabile.

Il Battesimo che abbiamo ricevuto non è una tradizione del passato o un semplice rito familiare. È una nuova nascita. È come quando nasce un bambino: non sceglie lui, ma riceve la vita come dono. Nel Battesimo riceviamo una vita nuova: diventiamo figli di Dio, membra della Chiesa, tempio dello Spirito Santo.

Il rito del Battesimo è semplice e profondissimo. L’acqua che lava e rigenera. L’unzione con il crisma che profuma e consacra, perché partecipiamo alla dignità di Cristo. La veste bianca, segno della vita nuova. La candela accesa al cero pasquale, che ci ricorda che siamo chiamati a camminare come figli della luce. Il segno della croce, che dice a chi apparteniamo. Ogni gesto proclama: “Tu sei prezioso, tu appartieni a Dio”.

Papa Francesco, ogni anno, in questa festa, ci provocava con una domanda molto concreta: ricordate il giorno del vostro compleanno? E quello del vostro Battesimo lo ricordate? Ricordate quando siete diventati cristiani? Se non lo ricordate, diceva il Papa, andate dal vostro parroco, chiedete la data e appuntatela nel telefono, nell’agenda, in un posto sicuro, perché non la dimentichiate più. Perché quel giorno è il nostro vero inizio.

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Prima di concludere, vi racconto una storia che può aiutarci a comprendere meglio il significato del Battesimo. Un uomo conservava in casa una vecchia lampada, sporca e arrugginita. Sembrava inutile. Un giorno decise di pulirla, cambiò lo stoppino, la riempì di olio e la accese. La stanza si illuminò di una luce calda. Qualcuno gli disse: “Perché non ne hai comprata una nuova?”. Lui rispose: “Questa era un dono. Non aveva perso valore: aveva solo bisogno di essere riaccesa”.

Il Battesimo è così. È una luce che Dio ha acceso in noi. A volte sembra spenta, dimenticata, soffocata dalla vita. Ma non perde mai il suo valore. Può sempre essere riaccesa.

E in questo cammino non siamo soli. Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, custodisce la nostra identità di figli. Lei ci insegna a vivere il Battesimo nella quotidianità, nelle case, nel lavoro, nelle relazioni. A lei affidiamo il desiderio di riscoprire la grazia battesimale, perché possiamo vivere ogni giorno come figli amati, con il cielo aperto sopra la nostra vita. Amen!

Per gentile concessione di don Lucio, dal suo blog.

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