Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 17 Luglio 2022

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Lโ€™Unum necessarium

Dopo la riflessione suscitata dalla Parola di Dio domenica scorsa, con lโ€™episodio del Samaritano tutto incentrato sullโ€™attenzione verso il prossimo, oggi la liturgia ci invita a riflettere su un altro tipo di accoglienza, quella verso Cristo stesso. Il Maestro รจ in cammino verso Gerusalemme, come giร  ben sottolineato nel capitolo IX del Vangelo di Luca.

Lo sguardo del narratore si focalizza immediatamente su Marta, donna di un villaggio privo di nome, che secondo la narrazione giovannea sarebbe Betania, a poche miglia dalla cittร  santa. Ella accoglie Gesรน come ospite dโ€™onore nella sua casa. Accanto a lei entra in scena unโ€™altra donna, Maria, che viene descritta in un atteggiamento di profondo ascolto della parola dellโ€™Ospite divino. Seduta ai piedi del Maestro, ella รจ presentata esattamente come i discepoli ai piedi dei rabbini per ascoltarne gli insegnamenti.

Il fatto che una donna stesse in quellโ€™atteggiamento di ascolto, che in Israele era riservato ai soli uomini, la dice lunga sul ruolo centrale che Gesรน stesso assegna alla donna, ponenodsi in forte discontinuitร  nei confronti della tradizione giudaica, perchรฉ le concede la possibilitร  di nutrirsi della Parola, come i veri discepoli. Possiamo immaginare che questa donna, presa dal fascino del Signore, letteralmente pendesse dalle sue labbra. La scena รจ come disturbata dal rumore delle stoviglie e dei preparativi compiuti da Marta per dare una degna accoglienza a Gesรน. Ella viene descritta come โ€œdistoltaโ€ (periรฉspato), ossia distratta, non in ascolto di quanto Gesรน stesse dicendo, perchรฉ grandemente affaccendata.

La tensione, tuttavia, raggiunge il suo culmine quando Marta stessa, come stizzita, si reca da Gesรน e โ€“ con un tono aspro โ€“ attacca sua sorella, che sembra distolta a sua volta dai bisogni immediati, dallโ€™emergenza del momento, che รจ quella di preparare bene. La risposta di Gesรน, piena di amore, ma anche di tanto desiderio di aiutare Marta a cogliere la veritร  delle cose, รจ intensa e profonda: Ella si ritrova nellโ€™affanno, perchรฉ il suo cuore รจ diviso (merimnao, che significa proprio dividere in parti), per le molte cose che la preoccupano.

Maria, invece, che non si รจ lasciata prendere dallโ€™ansia da prestazione, รจ totalmente concentrata sullโ€™unica cosa che conta veramente, ossia il silenzio e lโ€™ascolto della Parola. Quella di Maria รจ la parte buona (tรฉn meridรฉn agathen), che non verrร  mai meno, perchรฉ รจ giร  un anticipo dellโ€™eternitร , quando non ci saranno affanni, ma puro ascolto e contemplazione del volto di Dio. Le figure di Marta e Maria, nella tradizione della Chiesa, sono state spesso interpretate come rappresentative dei due stati di vita: quello attivo, impersonato da Marta, ossia di chi si dedica alla caritร  e allโ€™apostolato nel mondo e quello contemplativo, impersonato da Maria, di chi invece si dona totalmente alla preghiera, allโ€™ascolto e alla meditazione.

Questa lettura, tuttavia, che oppone in modo forte le due figure, si presenta piuttosto riduttiva. Ad uno sguardo piรน attento, infatti, emerge chiaramente come si tratti di un invito, da parte di Gesรน, a coltivare sempre congiuntamente queste due dimensioni, che devono convivere nel cuore di ogni credente. Lโ€™ascolto, certamente, riveste una chiara prioritร , perchรฉ permette al discepolo di nutrirsi di Cristo, di ascoltarlo, di incarnarne gli stessi sentimenti, ma esso non nega il servizio, che ne diviene il frutto.

Perchรฉ le due dimensioni possano essere vissute in maniera armonica nella vita del discepolo si richiede che il cuore mantenga la sua unitร , senza essere trascinato nella dispersione e nella frammentazione, che unโ€™attivitร  frenetica, priva dellโ€™ascolto e della riflessione orante, puรฒ causare. Ponendo Cristo, lโ€™Unum necessarium, al centro, il discepolo โ€“ pur sporcandosi le mani con i servizi quotidiani โ€“ apprende a vivere giร  da questa terra la vita eterna, che consisterร  nello stare con Lui per sempre e sarร  appunto come quel seme che germoglia, perchรฉ รจ caduto sul terreno buono (tรฉn ghรฉn agathen), presentato da Luca qualche pagina prima dellโ€™episodio odierno, nella parabola del Seminatore (cfr. Lc 8,8).

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