- Pubblicità -

don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 4 Agosto 2024

Affamati di Gesù

Lo stomaco è un organo davvero particolare. Se da un punto di vista strettamente fisiologico è collocato dentro la pancia, sembra a volte che sia in realtà dentro la nostra testa, perché non si riempie solo di cibo ma anche di sentimenti.

la vignetta di don giovanni berti

Quando siamo innamorati sentiamo “le farfalle nella pancia”. Quando siamo arrabbiati o qualcosa ci preoccupa molto, lo stomaco si chiude e anche se non abbiamo mangiato, ci passa la fame. E ci sono delle situazioni che si possono definire patologiche quando si mangia troppo o troppo poco, e le cause sono da ricercare non nello stomaco come organo ma nella mente.

In questa pagina di Vangelo Gesù parla di cibo, e lo fa dopo aver compiuto un segno prodigioso, facendo bastare come pasto pochi pani e pochi pesci per migliaia di persone. Ha sfamato la folla che ora lo cerca. Ma lui è sfuggente e si fa cercare. Gesù, quando viene trovato risponde con un giudizio che però diventa una domanda di verifica della fede: “…voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”.

Gesù non vuole sfamare la pancia, ma nutrire la mente e il cuore. Gesù non è un prodigioso produttore di cibo a zero costo, ma è un Maestro che insegna come nutrire il mondo di amore, il vero cibo che mantiene in vita l’umanità.

A che cosa serve la fede in Dio se non a nutrire il nostro spirito e a cambiare il mondo? La fede non riempie la pancia e non risolve i problemi immediati della giornata. Possiamo davvero fare a meno di Dio, di Cristo e del Vangelo, di tutte le cerimonie e feste, se la nostra prospettiva è principalmente stare in salute e con la pancia piena. La Chiesa, come comunità cristiana, può avere una certa ragione di essere perché ci tiene insieme e ci fornisce qualche occasione in più per mangiare in compagnia in feste di famiglia, battesimi, prime comunioni e matrimoni e qualche sagra di Santi patroni. Ma è questa la sua vera ragion d’essere?

Eppure proprio la pancia che cerchiamo di tener sempre piena ci ricorda che non viviamo solo per il cibo, ma per qualcosa di più, che ha a che fare con la mente e lo spirito.

La fede è lì che può diventare un nutrimento più prezioso dello stesso cibo materiale.

“Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà…”, dice Gesù a chi lo cerca allora e anche a noi che siamo qui ad ascoltare questo Vangelo, un Vangelo che ci provoca.

Gesù è la risposta alla nostra fame di amore. Gesù ci coinvolge a compiere l’opera di Dio, che è sfamare il mondo di amore, di pace, di fraternità.

E più cerchiamo di nutrirci di amore, più cerchiamo la pace, più percorriamo la strada della condivisione fraterna, e più anche la nostra vita fisica migliora e il nostro stomaco comunitario si riempie di farfalle, anche se non è sempre pieno di cibo, anche se non abbiamo tutti i beni materiali sui quali troppo spesso puntiamo tutta la nostra felicità.

“Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.

- Pubblicità -

Ecco il perché credere in Gesù, ecco il perché crescere nella conoscenza del Vangelo, ecco il perché crescere come Chiesa, cioè come comunità di fratelli e sorelle: per non morire di fame spirituale, per non perderci nella bulimia dei beni materiali che nascondono solo infelicità e solitudine, per non morire nei conflitti e nelle guerre.

La nostra preghiera è quella del Vangelo: “Signore, dacci sempre questo pane!”Moltiplicare i beni e il potere alla fine divide l’umanità. Condividere quel che abbiamo invece moltiplica la fraternità, e davvero ci rende simili a Dio.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)