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don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 3 Dicembre 2023

Commento al brano del Vangelo di: ✝ Mt 25, 31-46

Silenzio!

Un caro amico formatore che chiamo spesso per gli incontri di formazione in parrocchia, quando inizia ogni suo incontro, parte con una domanda semplice ma fondamentale: “cosa vi aspettate da questo incontro?”. Per l’efficacia dell’incontro è fondamentale temer conto delle aspettative e semmai aiutare a richiamarle, per non rischiare di dare risposte a domande che non ci sono.

Con questa domenica inizia il periodo di Avvento, che prepara al Natale. La Chiesa ha istituito questo “tempo forte” che è simile al tempo della Quaresima che prepara alla Pasqua.

L’Avvento nelle scelte delle letture della Scrittura e nella liturgia, è fortemente caratterizzato dal clima di “attesa”. Gesù che nasce è la risposta a tutte le attese del popolo di Israele, e anche di tutte le attese della Storia umana. Ma lo è anche per noi cristiani nella Chiesa oggi? Gesù è davvero la risposta alle mie attese spirituali ed esistenziali più profonde? Gesù è la risposta alle attese dell’umanità di oggi? E quali sono queste attese e domande alle quali il Natale vuole essere la risposta?

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Il rischio è che succeda come quando ti arriva improvvisa la telefonata di un gestore di energia che ti propone un contratto di cui non hai bisogno. Il Natale di Gesù è bello che arrivi come la notifica di un prodotto che cercavi da tempo, come il responso di un colloquio di lavoro che desideravi, come la risposta buona di un esame medico di cui attendevi con ansia l’esito, come…

Come attendiamo il Natale 2023? Quali sono le nostre vere attese spirituali? Ci sono? O sono silenziate dal troppo “rumore” di vita che abbiamo dentro e fuori e che ci rende sordi allo Spirito?

“Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento!” è l’espressione forte che apre il Vangelo di questa prima domenica di Avvento e vuole aprire anche la nostra mente. Il Signore Gesù è venuto già in passato nella storia raccontata dal Vangelo, e verrà di nuovo in un tempo futuro che non conosciamo. Ma viene anche ora, oggi, sempre, dentro la nostra vita. Gesù come altre volte in parabole simili, usa come ambientazione temporale la notte. La nostra vita è immersa in una specie di notte, dove manca la grande luce del sole e ci si arrangia con le nostre luci artificiali, dove sembra assente Dio e viviamo della luce di quello che facciamo e guadagniamo, della luce delle persone che abbiamo accanto. Ed è proprio dentro questa notte di piccole luci che Gesù arriva, non come un sole accecante, ma come una luce umana piccola simile alle nostre, ma definitiva e inesauribile. Siamo addormentati? Siamo distratti dalle troppe luci caotiche della vita? Siamo in grado di cogliere questa luce di Gesù? E soprattutto ce l’aspettiamo?

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Ecco l’occasione per questo tempo di Avvento per farci una prima semplice domanda: cosa mi aspetto davvero dalla vita? E poi un’altra domanda più di fede: cosa mi aspetto da Gesù?

La nostra diocesi di Verona ci propone come immagine e modello Maria Vergine del silenzio. Anche noi in Chiesa abbiamo esposto l’icona di Maria che si mette un dito sulle labbra. Fare silenzio significa mettersi in ascolto di noi stessi, di quello che davvero c’è nel profondo del cuore, delle nostre attese e domande. Fare silenzio significa anche ascoltare il battito del cuore di chi ci sta accanto per percepire quel che davvero desidera dalla vita e da noi. Fare silenzio alla fine ci farà sentire davvero la voce di Gesù che deposto nella mangiatoia del nostro cuore, là dove sono le nostre più vere attese, ci dice: “Eccomi…”.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)

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