Lo Spirito nella Città
Don Fabio commenta la Solennità di Pentecoste, concentrandosi sul ruolo dello Spirito Santo come Paraclito, che significa “colui che è chiamato vicino”, simile a un difensore che consiglia senza sostituirsi.
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Viene sottolineato come lo Spirito Santo instauri una relazione intima e adulta con l’individuo, non una schiavitù o un’imposizione, rispettando la libertà personale e portando a vivere la fede come una dimora continua e ordinaria con Dio, piuttosto che come una serie di doveri eccezionali.
Il commento distingue tra la guida interiore dello Spirito Santo, che familiarizza il cuore al bene, e la tentazione dello “spirito del mondo”, che si compiace nell’ambiguo e nel male. Infine, si evidenzia che lo Spirito Santo annuncia le grandi opere di Dio, non quelle umane, inaugurando il tempo della Chiesa come opera divina nell’uomo comune.
Riassumendo il video.
La solennità di Pentecoste celebra il dono del Paraclito, un nome greco che corrisponde al latino “advocatus” e significa letteralmente “colui che è chiamato vicino”. Lo Spirito Santo non agisce al posto nostro, ma piuttosto ci consiglia cosa fare, rispettando la nostra libertà. Non è una forzatura, ma innesca una relazione personale e adulta con Dio, promuovendo la libera adesione anziché l’obbligo o la compulsione, che sono invece caratteristiche della tentazione e della schiavitù del vizio.
Lo Spirito Santo per sua natura ispira e tocca interiormente, e se gli si apre la porta, introduce all’intimità con Dio. Questo tema dell’intimità è molto forte, come si vede quando, il giorno di Pentecoste, persone di diverse etnie sentono gli apostoli parlare nella propria lingua nativa, la lingua di ciò che è intimo e familiare, “di casa propria”. Il Vangelo usa l’espressione “prenderemo dimora presso di lui” per descrivere questa intimità. A differenza di una relazione occasionale, vivere con lo Spirito Santo significa sviluppare “belle abitudini” in una relazione continuata. Non si tratta di vivere l’eccezionale, ma l’ordinario, facendo tutto “secondo bellezza”.
Essere guidati dallo Spirito Santo non è come avere un navigatore esterno che detta ogni mossa; piuttosto, lo Spirito parla nel profondo, dove insegna e ricorda, facendo crescere il cuore e familiarizzandolo con il bene e la “bellezza delle cose limpide”. Di conseguenza, ci si sente a proprio agio nell’amore, nella tenerezza e nella cura, sentendosi “a casa nel bene” e provando estraneità per ciò che è torbido o perverso. Al contrario, chi ha lo “spirito del mondo” prova simpatia per l’ambiguo e il malizioso, cerca soddisfazione immediata e prova antipatia per le cose semplici.
Quando gli apostoli, “visitati da lingue di fuoco”, escono e annunciano, persone di etnie diverse sentono la parola “in maniera intima” nelle loro proprie lingue. Ciò che viene annunciato dallo Spirito Santo sono le “grandi opere di Dio”. Lo Spirito Santo non parla delle nostre opere, ma di ciò che Dio fa. L’annuncio degli Apostoli e della Chiesa è la potenza di Dio. La chiamata cristiana è assecondare questa potenza di Dio nella nostra vita; lo Spirito Santo non annuncia moralismi o etiche, ma il potere del Padre di operare in noi la sua creazione che continua e ci porta alla pienezza.
La Pentecoste innesca la presenza della Chiesa nel mondo, che è l’opera di Dio nell’uomo. Questa opera non è compiuta da persone eccezionali, ma da uomini e donne “normali”, “ordinari”, che vengono “visitati dallo straordinario”, dall’amore di Dio che li porta a esprimere quell’amore nelle loro opere e atti. Questo segna l’inizio del tempo della Chiesa, il tempo in cui lo Spirito opera negli uomini e le persone si convertono all’opera di Dio, permettendogli di operare in loro.
Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini
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Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 8 giugno 2025 – Anno C, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).
