Hai mai sentito parlare di quei supermercati che restano aperti 24 ore su 24? Per qualcuno sono una manna dal cielo: puoi andare a qualsiasi ora e risolvere il problema. Ma per chi ci lavora, spesso è un incubo. Ritmi spezzati, famiglie che si vedono a pezzi, turni massacranti. Eppure, dietro a tutto questo, c’è una domanda più profonda: ma chi decide che cosa è necessario e che cosa no? Chi stabilisce il confine tra il bisogno e l’abuso?
Gesù e i suoi discepoli, in Mc 2,23-28, si trovano a fare qualcosa di simile. Passeggiano nei campi e raccolgono spighe di grano. Nulla di eccezionale, ma è sabato, il giorno del riposo per eccellenza. Ai farisei non piace: “Non è permesso!”. E Gesù risponde spiazzandoli: il sabato è per l’uomo, non l’uomo per il sabato. È come se dicesse: il riposo non è un sistema rigido da rispettare per paura, ma uno spazio che Dio ha pensato per il tuo bene, per ricordarti chi sei. Il problema dei farisei non era la Legge, ma il fatto che l’avevano trasformata in una gabbia.
Noi non viviamo più sotto il peso di norme così rigide, ma quanti di noi si sono creati delle “leggi personali” che soffocano? “Devi essere sempre produttivo.” “Non puoi mai fermarti.” “Se non lavori 12 ore al giorno, non vali.” Viviamo nel paradosso di una società che ci permette di fare tutto, ma che ci lascia dentro un senso di colpa terribile quando ci fermiamo.
Un dettaglio storico interessante: nel mondo ebraico del tempo di Gesù, il sabato non era solo un giorno di riposo, ma anche di relazione. Le famiglie si riunivano, si stava insieme, si celebrava. Era un tempo sacro, sì, ma soprattutto un tempo per ritrovare gli altri e se stessi. E noi oggi, quanto spesso il nostro “riposo” si riduce a scorrere senza senso sul telefono, staccando solo dal lavoro, ma non da quello che ci consuma dentro?
Basilio di Cesarea diceva che il vero riposo è “liberare l’anima da ciò che la schiaccia”.
E tu, oggi, da cosa ti devi liberare per respirare davvero? Stai vivendo il tuo tempo come dono o lo stai lasciando cadere dalle mani come sabbia?
don Domenico Bruno
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