E se la felicità non fosse dove ce la stanno vendendo ogni giorno? Penso ai like che inseguiamo a ogni costo, ai follower che contiamo, alle intelligenze artificiali che promettono risposte a tutto. Anche questa è una forma di potere che si cerca per sentirsi vivi. Ma noi, dentro, come stiamo davvero?
Le Beatitudini oggi ci prendono in contropiede. Gesù non parla a chi vince, ma a chi ha fame, piange, resta mite, a chi sembra “sbagliato” nel mondo dei forti. Anche noi spesso ci sentiamo piccoli, non all’altezza, con la tentazione di farci valere a ogni costo e non sentirci da meno a nessuno.
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Paolo nella lettera ai Corìnzi lo dice senza giri di parole: “Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole”. Non è un insulto, è una liberazione. Sofonìa nella prima lettura, invece, parla di un popolo umile che trova rifugio nel nome del Signore… e non nell’algoritmo perfetto, non nell’arma più potente, non nel dominio sugli altri!
E mentre soffiano venti di guerra, alimentati dall’ego smisurato di chi vuole sentirsi onnipotente, Gesù ci indica un’altra forza, disarmata ma invincibile: la mitezza. Sembra assurdo, ma è proprio così!
Ai tempi di Gesù i “poveri in spirito” erano chiamati “anawim”, gente senza potere ma con il cuore aperto a Dio. Non erano rassegnati, ma fiduciosi. Sant’Ignazio diceva che “solo perdendosi si trova la vita vera”. Anche nelle nostre relazioni lo sappiamo: quando smettiamo di controllare tutto, quando non schiacciamo l’altro per sentirci superiori, nasce una pace che nessuna tecnologia potrà mai programmare.
Le Beatitudini, allora, non sono una lista di doveri ma una promessa: la gioia è possibile, qui e ora, se ci lasciamo prendere per mano da Cristo.
E tu? Da chi o da cosa ti stai facendo guidare?he la crescita abbia i suoi tempi.
Quale seme stai scegliendo di spargere oggi nel tuo campo interiore?
don Domenico Bruno
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