don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 1 marzo 2026

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La luce della Trasfigurazione e l’obbedienza della Fede

Il commento di don Claudio analizza la liturgia della Seconda Domenica di Quaresima, ponendo al centro il tema della Trasfigurazione di Cristo come luce necessaria per affrontare le tenebre del dolore.

Attraverso il confronto tra la disobbedienza di Adamo e la fedeltà di Abramo, don Claudio invita a intraprendere un cammino di fiducia assoluta verso Dio. L’invito divino ad ascoltare Gesù viene presentato come un imperativo per abbandonare i criteri puramente umani e abbracciare lo stile di vita del Figlio.

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Questa prospettiva trasforma la sofferenza e la morte in una vocazione santa, fondata sulla certezza della risurrezione e della benedizione universale promessa ai patriarchi. In definitiva, la fonte esorta a riscoprire il Battesimo come un atto di obbedienza che permette alla vita di splendere oltre ogni prova terrena.

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Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista* tramite IA.

La seconda domenica di Quaresima è incentrata sul tema della trasfigurazione di Cristo. Nel momento delle tentazioni, che abbiamo meditato domenica scorsa, Gesù deve scegliere lo stile della sua missione messianica e scelse l’obbedienza a Dio; scelse di seguire lo stile che la parola di Dio aveva rivelato con fedeltà filiale. Nel momento della trasfigurazione, sono i discepoli di Gesù che devono scegliere di seguire lo stile di Gesù. Dopo avere annunciato che sarebbe andato a Gerusalemme con la prospettiva di una violenta morte, i discepoli sono tristi e abbattuti. Gesù ne conduce tre sul monte e mostra loro il suo volto divino. Lo vedranno sfigurato nell’orto del Getsemani; prima lo vedono trasfigurato nella gloria sul monte.

Per un attimo i discepoli vedono oltre la loro storia concreta: vedono la natura divina di Gesù, la gloria che aveva in principio e che avrà nella risurrezione. E questa consapevolezza della gloria di Cristo deve aiutare i discepoli ad accettare la situazione oscura e dolorosa di questa storia, di questa terra. La voce dal cielo è l’intervento del Padre che dice ai discepoli: “Questi è il figlio mio, l’amato. Ascoltatelo.” Quello che era stato detto al battesimo nel Giordano adesso viene ripetuto con l’aggiunta dell’imperativo: “Ascoltatelo”. Fidatevi di Gesù, anche se la sua proposta non vi sembra buona; voi forse avreste delle altre idee, degli altri suggerimenti che ritenete migliori. Fidatevi di lui e seguite la sua strada. È la vicenda che ognuno di noi sperimenta nella propria vita.

Se la Quaresima è la riscoperta del nostro battesimo, la valorizzazione della bellezza di essere cristiani, noi vogliamo scegliere di nuovo di seguire Gesù. Vogliamo ribadire la nostra decisione. Vogliamo ascoltare quello che propone Gesù. Vogliamo imitare il suo stile concretamente. Non ci facciamo una storia secondo i nostri criteri, con la disobbedienza di Adamo, ma cerchiamo di obbedire come il figlio obbediente e fedele, come Abramo, il grande esempio della nostra fede. La prima lettura in Quaresima ci fa sempre percorrere la storia della salvezza e lungo le varie domeniche si susseguono le tappe principali. Domenica scorsa abbiamo contemplato Adamo disobbediente; oggi ci è proposto Abramo obbediente.

Dal libro della Genesi ascoltiamo pochi versetti del capitolo 12 che segnano l’inizio del racconto della vicenda del Grande Patriarca. Il Signore disse ad Abram: “Vattene, mettiti in cammino, va via dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tuo padre”. È un’uscita che il Signore propone ad Abram il quale obbedisce, si fida e si muove. Non solo dice a parole di fidarsi ma, senza battere ciglio, Abramo parte come gli aveva ordinato il Signore. La storia dell’umanità cambia: c’è un passaggio importante dall’errare di Adamo all’errare di Abramo. Adamo erra in quanto sbaglia, e sbaglia perché disobbedisce, non si fida di Dio; Abramo erra perché si mette in cammino, inizia una storia di fedeltà e di fiducia.

Per questo Abramo diventa una benedizione e questi versetti della Genesi annunciano l’universalità della benedizione. Il male diamo per scontato che arrivi dappertutto e che la colpa di Adamo raggiunga tutti gli uomini; ma il testo biblico insiste anche sulla benedizione che raggiunge tutti. Grazie ad Abramo la benedizione raggiungerà tutte le famiglie della terra. È un impegno che Dio si è preso; è l’impegno che caratterizza la sua alleanza attraverso la fede, la fiducia, la fedeltà di un uomo credente. La benedizione può arrivare a tutti, ma Abramo è figura di colui che doveva venire: è la grande profezia del figlio Gesù Cristo salvatore nostro.

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Come ribadisce l’apostolo nella seconda lettura tratta dalla seconda lettera di San Paolo a Timoteo — l’ultimo scritto dell’apostolo composto nell’imminenza del suo martirio — si parla di una sofferenza per il Vangelo e si testimonia la vita di un uomo che ha impegnato tutte le proprie forze nell’aderire al Vangelo e nell’annunciare questa bella notizia. Qual è la bella notizia? Gesù Cristo ci ha salvato, ci ha chiamato con una vocazione santa, ha vinto la morte, ha fatto risplendere la vita. Il tema della luce della trasfigurazione viene ripreso da questa splendida immagine: Gesù Cristo ha fatto risplendere la vita e ha chiamato noi a partecipare a questo splendore della vita nuova rivelata dal Cristo. La benedizione promessa ad Abramo in Gesù si realizza.

Noi abbiamo la consapevolezza di avere davanti questa meta, questo intervento glorioso e salvifico di Dio. In base a questa consapevolezza noi possiamo affrontare le difficoltà del tempo presente. Con il salmo 32 chiediamo al Signore di donarci il suo amore e ribadiamo: “In te speriamo”. La nostra fiducia è posta nel Signore. Riscopriamo il battesimo come atto di fiducia. Ci fidiamo del Signore, obbediamo a lui, ci lasciamo illuminare dalla sua parola; non seguiamo le nostre idee ma seguiamo la sua proposta e imitiamo il suo stile.

* La revisione del testo si limita alla formattazione del testo; nessuna parola è stata modificata.