Se domenica scorsa Pietro viene lodato per la risposta alla domanda: “Ma voi, chi dite che io sia?”, oggi fa una figuraccia davanti a tutti e Gesù lo corregge, usa per lui parole dure e lo ricolloca nella posizione del discepolo: dietro al maestro.
Il vero problema di Pietro e nostro, infatti, è quello di pensare di essere discepoli ma continuare a ragionare alla maniera del mondo.
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Seguire il Signore, infatti, deve necessariamente comportare una conversione di pensiero… di stile. Molti di noi pensano di essere cristiani senza convertire il proprio pensiero. A Pietro infastidisce l’idea che Gesù dovrà essere contrastato… che Gesù non sarà acclamato… che Gesù non avrà successo (oggi diremmo visibilità? Ruolo importante?) perché se sarà questo per Gesù… allora lo sarà anche per loro!
Ma chi lo dice che dobbiamo essere necessariamente i migliori? I più belli… più magri… i più seguiti…? chi lo dice che la felicità deve essere legata al successo, alle migliori prestazioni? Si rischia, così di creare un mondo dove non c’è posto per i deboli… sofferenti… grassi… poco brillanti… imperfetti…
Ecco perché poi aggiunge: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso”. Non si tratta di rinnegare la propria umanità o i propri desideri… si tratta di rinunciare all’dea di essere al centro del mondo per lasciare il centro del mondo a Dio. Si tratta di creare una idea e uno stile diverso da quello del mondo… rinunciare all’idea che si vale se si hanno i primi posti… occorre, quindi, sapere rinunciare alle proprie comodità (salvare la propria vita, conservarla) per potere essere pronti a dare spazio agli altri (perdere la propria vita).
E per capirlo occorre pensare alla logica dell’amore: quando ami qualcuno (ad esempio un figlio o una figlia), per lui o lei ti fai secondo… rinunci al boccone più buono… godi dei suoi successi più dei tuoi…
Per capire e seguire Gesù devi metterti dalla parte di chi ama: sa rinunciare a sé stesso!
AUTORE: Don Antonio Mancuso PAGINA FACEBOOK | Telegram
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