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don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 3 Febbraio 2024

Commento al brano del Vangelo di: Mc 6, 30-34

Sei tu l’occhio dei ciechi, il piede degli zoppi, lo scudo fedelissimo delle vedove e degli orfani. Ami i tuoi nemici fino al punto che nessuno può discernere quale differenza ci sia per te tra loro e i tuoi amici.
San Zeno di Verona

COMMOSSI PER CHI CI E’ ACCANTO DALLA COMMOZIONE DI CRISTO PER NOI

E’ sabato, e siamo stanchi per “tutto quello che abbiamo fatto e insegnato”. D’accordo, magari non siamo tutti missionari, e forse questa settimana non abbiamo predicato.

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Probabilmente non siamo entrati nella storia come gli apostoli, senza borsa né denaro; e può darsi che stiamo covando qualche rancore, e non abbiamo nessuna voglia di riconciliarci, altro che andare “a due a due”…

Il Signore lo sa, e per questo a tutti, attraverso la Chiesa, dona questo Vangelo, ed esso è una Parola che c’entra sempre con la nostra vita. Ci è predicata perché ci illumini e si compia in noi.

Apostoli o no, di sicuro “non abbiamo neanche il tempo di mangiare”.

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Le settimane ci scorrono sotto il naso tra ufficio, spesa, scuola, banche, ospedali, palestra, riunioni di condominio; e poi i figli, il fidanzato, i suoceri, il cane che abbaia davanti alla porta, la spazzatura che tracima come un torrente gonfiato dalla pioggia, il piccolo con la febbre alta ma è finito l’antipiretico e sono le undici e mezza, dove sarà una farmacia di turno?

Se siamo preti, ecco le messe, catechismo, consiglio pastorale, riunione in decanato e mille altri incontri. E alla fine non abbiamo mai tempo per mangiare, per riposare davvero.

Ma se non ci alimentiamo, e bene, il nostro fare ci distrugge. Infatti, quanti figli, mogli, mariti, amici, colleghi, conducenti della macchina davanti e parrocchiani pagano i nostri isterismi da iperattivismo… Troppi.

Siamo sempre stanchi, angosciati, nevrotici, stritolati in agende fittissime che neanche il Presidente degli Stati Uniti. E per alimentarci solo un fast-food spirituale, e che vuoi che sia un hamburger di preghiere, ci basta per stare in piedi, cioè in pace, dieci minuti scarsi.

Ma questo sabato, come tutti gli altri pieno di tutte le cose che in settimana non abbiamo potuto fare, può essere diverso.

Andiamo allora con Gesù in un “luogo in disparte, solitario”, per “riposarci un po’”. Impariamo cioè dal “riposo” di Gesù e degli apostoli come “fare” le cose di tutti i giorni.

Fateci caso, anche nel riposo Gesù si “commuove”. In greco il termine “commozione” ha stretta relazione con le “viscere” di una madre.

Vuol dire che Gesù non viveva a compartimenti stagni, ma tutto quello che diceva e faceva sorgeva dalla sua “compassione”, dal suo sguardo materno che in tutti riconosceva delle “pecore senza pastore”.

Ecco, oggi il Signore ci dice che c’è un solo modo di vivere autenticamente, ed è quello di una madre che si “commuove”, cioè si “muove-con” il figlio che porta nel seno. Tutto di lei è per lui: i pensieri, i gesti, i minuti.

Quando mangia sta attenta a quello che potrebbe fargli male, se c’è qualche pericolo sospende qualsiasi lavoro, perfino il riposo della notte dipende strettamente dal bimbo che porta in grembo. Non si appartiene più, è trasformata in vita da donare al suo piccolo.

Come una madre incinta, anche noi siamo chiamati a dare frutto per gli altri in tutto quello che facciamo. A “muoverci-con” le persone che Dio ci affida, ovvero ad amarle sino al punto di entrare nel loro dolore e nella loro gioia.

A donare ogni frammento del nostro fare perché tutto nella nostra vita sia un segno della sollecitudine di Cristo. Anche la malattia che ti impedisce qualsiasi cosa, come il dolore, è amore che sgocciola dalle ferite del corpo e del cuore per la folla che soffre senza speranza.

Ma la “compassione” nasce dall’essere stati a nostra volta oggetti della “compassione” di Gesù. Per questo oggi ci richiama all’ovile della Chiesa per “riposare” in Lui.

E così, dalle “viscere” della comunità dove ci siamo ben alimentati, sapremo uscire ad annunciare le “molte cose” sperimentate a chi ancora vaga nella vita perché non ha conosciuto Cristo.

Coraggio, perché ogni istante, ogni incontro, ogni fare è prezioso. Gli occhi della “commozione”, infatti”, sanno che ogni persona ci “precede” e non è lì per caso, perché tutti cercano Lui in noi. E’ sempre stato così, chi vede un cristiano “capisce” che ha dentro qualcosa di diverso, e lo desidera anche per lui.

Sito web di don Antonello

NEL NOME DEL SIGNORE VI CHIEDIAMO UN AIUTO PER LA MISSIONE

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Don Antonello
 

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