LA CROCE TAGLIA TUTTO QUELLO CHE CI FA INCIAMPARE NEL CAMMINO DI FEDE VERSO IL CIELO
Gesรน รจ in cammino verso Gerusalemme, il suo destino, e sullo sfondo, si distinguono i tratti della Croce, disegnati sin dalle sue prime parole: il bicchiere d’acqua per i discepoli assetati, la sete di coloro che sono di Cristo, la sete di Cristo crocifisso. Con essa si compie la passione del Signore e la croce brilla in tutto il suo splendore: “In Gesรน, la sete รจ il desiderio di comunicare i suoi doni, lo Spirito Santo” (Ignace de la Potterie,ย Il mistero del cuore trafitto). La sete di Gesรน รจ un desiderio d’amore, di salvezza per ogni uomo. Lo aveva compreso sino in fondo Madre Teresa di Calcutta: “Il grido di Gesรน sulla croce, “Ho sete” (Gvย 19, 28), che esprime la profonditร del desiderio di Dio dell’uomo, รจ penetrato nell’anima di Madre Teresa e ha trovato terreno fertile nel suo cuore.ย Placare la sete di amore e di anime di Gesรนย in unione con Maria, Madre di Gesรน, era divenuto il solo scopo dell’esistenza di Madre Teresa, e la forza interiore che le faceva superare sรฉ stessa e “andare di fretta” da una parte all’altra del mondo al fine di adoperarsi per la salvezza e la santificazione dei piรน poveri tra i poveri” (Giovanni Paolo II,ย Omelia per la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, Domenica 19 ottobre 2003).ย Il desiderio di una santa coincide cosรฌ con il desiderio del Signore, il desiderio di amare.
La sete di Gesรน, sulla croce come al pozzo di Sicar, dove si fa mendicante presso la donna samaritana, immagine dell’umanitร idolatra. La sua sete nel sole caldo di mezzogiorno accende nella donna la sete di un’acqua che zampilli per la vita eterna: la sete di Gesรน accende la sete di Vita, come il desiderio di Gesรน di salvare ogni uomo, innesca il desiderio di Lui nell’uomo. La sua sete suscita quello che un filosofo contemporaneo, Renรฉ Girard, chiama l’imitazioneย di Gesรน,ย l’imitazione del suo desiderio.ย Collegando mirabilmente cristianesimo e antropologia, Girard indica come le veritร piรน fondamentali dell’uomo siano contenute nei vangeli; la situazione dell’uomo, che in forme diverse appare in ogni cultura, si fonda sulย desiderio:ย “quando Gesรน dice “Imitatemi“, egli non intende certo suggerire che noi dovremmo imitare le sue maniere , il suo aspetto…. Ciรฒ che egli vuole che noiย imitiamoย รจ qualcosa di piรน accessibile a noi, qualcosa di cui egli parla ampiamente: ilย suo desiderio. Tuttavia il paradosso del desiderio di Gesรน รจ che esso non รจ ilย suoย desiderio…. si tratta invece di un desiderio in se stessoย imitativoย oย mimetico. Gesรน imita il Dio invisibile che egli chiama Padre” (Renรฉ Girard,ย La vittima e la folla). Attraverso Gesรน, i discepoli sono condotti a desiderare ciรฒ che Dio Padre desidera. I discepoli, come in una “cascata” gettata nel corso della storia, imitano Gesรน, “la sua imitazione del Padre… Questa cascata di desideri imitativi o mimetici contrasta in modo netto con la passione per l’assoluta singolaritร e autonomia dell’individuo che caratterizza la nostra epoca moderna…
- Pubblicitร -
Tutti gli attuali guru ci consigliano di “realizzare noi stessi”, di essere “ciรฒ che vogliamo”: la sola via per raggiungere la grandezza, cosรฌ ci assicurano, รจ rigettare qualsiasi influenza, e lasciarci andare in qualunque momento a qualunque desiderio si impossessi di noi” (Ibid.).ย E’ l’attualitร folgorante del Vangelo: Gesรน conosce bene il cuore dell’uomo, specie dei suoi apostoli, gliย intimiย a cui si rivolge nel brano odierno. Gesรน parla a ciascuno di noi, a noi che “siamo di Cristo”, riscattati, comprati al caro prezzo della sua vita. Siamo stati infatti lavati, santificati, giustificati nel nome del Signore Gesรน Cristo e nello Spirito del nostro Dio (cfr. 1 Cor. 6,11). Sono le Parole per i suoi santi, chiamati secondo il suo disegno: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere immagine del Figlio suo, perchรจ egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati” (Rom. 8, 29-30). Parole di un Primogenito per i suoi fratelli, chiamati a portarne l’immagine.ย Il quadro del Vangelo di oggi รจ dunque la totale identificazione,ย imitazioneย se
Ma esso suppone anche una mancanza, una povertร , una nuditร : la sete dei discepoli costituisce, infatti, anche l’immagine della loro vita crocifissa con Cristo:ย il suoย l’amore sprigionato in loro attraverso il loro vivere crocifisso. La sete รจ il segno di un amore che genera stupore e tenerezza in chiunque si incontri. Non a caso i discepoli sono chiamati da Gesรนย i piccoli, i bambini. Non a caso San Paolo qualifica gli apostoli come la spazzatura del mondo, messi all’ultimo posto, spettacolo per il mondo e per gli angeli. I discepoli crocifissi, portano ogni giorno nel loro corpo il morire di Gesรน, perchรจ, a beneficio di tutti, possa essere manifestata in loro la resurrezione del Signore. Ogni discepolo viveย come San Paoloย con una spina nel fianco. Come un assetato รจ sempre debole e bisognoso, eppure proprio in questa condizione si fa presente la potenza di Dio. La Croce รจ il mezzo concreto perchรจ si faccia visibile Dio: “Affinchรจ su di me stia la potenza di Cristo: il verbo usato da Paolo รจ quello stesso che, nell’Antico Testamento esprimeva la presenza della gloria del Signore sopra l’Arca dell’Alleanza…. e poi sul Tempio di Gerusalemme, l’unico luogo in cui abitasse Dio sulla terra; ed infine nel Nuovo Testamento la presenza incarnata della Parola di Dio, come รจ detto nel Prologo di Giovanni 1,14: ” Il Verbo si รจ fatto carne ed ha abitato tra noi”.
L’apostolo cosciente della sua debolezza, e nella misura in cui lo รจ, diviene un’incarnazione della potenza stessa di Cristo Gesรน” (Stanislas Lyonnet,ย La vita secondo lo Spirito, Roma 1967, pag 319). La debolezza indicata dalla sete รจ dunque una condizione indispensabile del discepolo, funzionale alla sua missione. La debolezza che scaturisce dalla Croce, con le sofferenze, le persecuzioni, gli affanni tipici dell’apostolo, ovvero ilย saleย di cui parla Gesรน.ย Per questo le parole di Gesรน sono molto piรน che semplici ammonimenti. Esse, per un verso, ci illuminano su quello che identifica i suoi piรน intimi, l’essere crocifissi con Lui; per un altro verso ci mettono in guardia sui pericoli molto concreti che si addensano su coloro cheย sono di Gesรน: loย scandaloย eย perdere il sapore, aspetti diversi di un’unica possibilitร ,ย rinnegare Cristo. Sono molti i piccoli che hanno iniziato a credere, gli stessi che forse hanno mosso i primi passi proprio commuovendosi di fronte a un discepolo assetato, crocifisso. I piccoli che hanno appena visto in un cristiano Colui che lo ha inviato, e, mossi intimamente dalla testimonianza, hanno iniziato a desiderare un’altra vita in un cammino di conversione, sono ancora molto deboli nella fede. Maย piccolo, lo abbiamo visto, รจ comunque anche chiunqueย sia di Cristo, chi vive nella debolezza e nella precarietร della vita la propria fede.ย “Piccoli”ย sono i cristiani, e possono subire scandali daiย grandi, da chi ha cambiato casacca e appartenenza, da chi non รจ piรน di Cristo ma dell’avversario.ย Infatti, scrive Girard che “non c’รจ niente in noi che sia definibile come un “istinto” o un “sesto senso” capace di dirigerci infallibilmente verso il vero oggetto del nostro autentico desiderio…. L’autenticitร ย nel regno del desiderio รจ il mito romantico moderno per eccellenza. Una volta che i nostri bisogni essenziali sono soddisfatti….usciamo a “far compere”, andando alla ricerca del desiderio piรน allettante” (Girard,ย ibid.).
Vengono qui alla mente le immagini pubblicitarie, dirette e indirette, nelle quali affoghiamo lo sguardo ogni giorno. Le carni femminili in mostra sul tram, al lavoro, a volte perfino in chiesa.ย E le nostre mani protese, i nostri piedi lanciati, i nostri occhi rapiti.ย Oggetti, merce, modelli, ideali, culture, pensieri, ideologie, parole, un fiume in piena travolge i nostri giorni, e siamo assediati: “Ma sono proprio i nostri desideri piรน intensi i primi ad essere presi in prestito da qualche modello, e perfino quando i modelli sono in se stessi migliori di noi possono diventare un pericolo, semplicemente a causa della loro vicinanza. Allorchรฉ noi imitiamo il desiderio del nostro vicino, ne nasce un secondo desiderio che vuole afferrare l’oggetto giร desiderato o posseduto da questo modello, e ciรฒ che ne risulta รจ laย rivalitร mimetica… Il desiderio non รจ una relazione lineare fra noi e l’oggetto che desideriamo, ma un triangolo al cui vertice sta il nostro prossimo” (Girard,ย ibid.). Quante rivalitร anche tra i discepoli, desiderando un bene persino difficilmente biasimabile come รจ la vicinanza al Maestro. Le rivalitร , lo scandalo per eccellenza secondo San Paolo:ย “c’รจ una parola nel Nuovo Testamento per indicare la rivalitร mimetica,ย skandalon, che vuol dire ostacolo. Essa si riferisce ad un ostacolo straordinario, assai difficile da evitare perchรฉ, dal momento che continuiamo a scontrarci con esso, ne veniamo sempre piรน attratti…. Gli scandali accadono quando la nostra fascinazione per il modello-ostacolo aumenta, tramutandosi dapprima in indignazione, poi in gelosia, invidia, odio e, alla fine, in illimitata vendetta, la piรน ripetitiva e mimetica delle violenze…. Liberarsi dagli scandali รจ tanto piรน difficile quanto รจ facile scivolare in essi… Piรน fiduciosa รจ l’imitazione, piรน l’imitatore sarร vulnerabile, e il peggior crimine che possiamo commettere a tale proposito รจ esporre i bambini innocenti alla trappola degli scandali. Con una parola sola Gesรน mette il dito sulla reale dinamica dei nostri piรน pericolosi conflitti, spiegando il motivo per cui essi sono cosรฌ frequenti, ostinati, contagiosi e incontrollabili” (Girard,ย ibid.).ย
Gesรน conosce il nostro cuore, la fonte da dove nascono gli scandali, e ci mostra la via per combatterli. Il cuore รจ affar suo, perchรฉ ai suoi intimi ha donato il suo cuore, il suo pensiero. Gesรน ammonisce quanti hanno percorso, e stanno percorrendo con Lui, il cammino della Kenosis, dell’abbassamento, dell’umiliazione. Parla a chi รจ crocifisso con Lui. A loro compete il permanere nel suo amore, legati alla Croce, come Isacco sul Moria, il timore di vedere perduta la missione affidata, la lotta quotidiana per dare morte alle membra che ancora appartengono alla terra: mani, piedi, occhi. Demonio, carne, mondo. La cupidigia soprattutto, che รจ idolatria, liturgia offerta agli idoli, desideri mimetici con l’idolo di turno: sesso, potere, denaro e tutti gli altri. Crocifiggere le membra asservite alla cupidigia, laย pleonexia,ย che significa, secondo l’etimologia, voler possedere, sempre di piรน, usurpando e rubando, l’esatto contrario dell’agape.ย Ecco allora il cammino di ogni giorno, il combattimento a volte cruento cosรฌ indispensabile ad ogni missione. Il cammino di Giacobbe alย guado del Jabbok, tappa obbligata verso la terra che aveva abbandonato. Una notte di lotta, le nostre notti che attraversano misteriosamente ogni nostro giorno. Le tentazioni, l’angoscia, ma anche il seno che gesta il giorno. Senza notte, senza combattimento, non si entra nel Regno, come fu la notte oscura per S. Giovanni della Croce e tanti altri santi. Come Israele, anche il discepolo รจ un eletto, contrassegnato per una missione: per questo sarร schiacciato, ferito. Per questo, quasi come un’eco delle parole di Gesรน sulla violenza da fare alle proprie membra occasione di scandalo, Giacobbe sarร oggetto della violenza dell’angelo di Dio. E ne uscirร zoppo, per entrare nella terra. Meglio zoppo che con due piedi, meglio potersi appoggiare a Dio ed assolvere alla propria missione, che perdere la propria vita. Zoppo, cieco, monco, maย forte con Dio, ecco il mistero della debolezza del discepolo. San Paolo tratta duramente il proprio corpo, e lo riduce in schiavitรน, e lo scrive in un contesto di missione, quando dice di far tutto per il Vangelo, d’essersi fatto tutto a tutti. Si tratta di sottomettere, nella Grazia di chi รจ “di Cristo”, tutto ciรฒ che si pone come scandalo, ostacolo al cammino verso Gerusalemme, la missione di Cristo, la missione dei suoi. “Essere discepolo senza rinunciare, senza soffrire, รจ una contraddizione tanto manifesta quanto un sale che ha perduto la sua qualitร di sale. La qualitร costitutiva del discepolo รจ inseparabile dal ruolo che egli deve compiere nel mondo…
Si vede allora come colui che deve avere il sale puรฒ egli stesso essere identificato con il sale. La stessa immagine… invita a prolungare la linea del senso del discorso della montagna: voi siete il sale della terra. Infatti da una parte il sale non ha ragion d’essere se non per la funzione che deve svolgere sulla terra. D’altra parte…. in Palestina si conosce un sale – sia che si tratti di un miscuglio depositato dal Mar Morto o delle piastre di sale utilizzate nei forni – del quale si puรฒ dire che deve rinchiudere la forza del sale, poichรจ in teoria si puรฒ perdere…. Cosรฌ i discepoli che non sapranno sacrificare tutto potranno ancora chiamarsi discepoli, ma mancherร loro ciรฒ che fa il discepolo” (O. Cullmann ,ย La fede e il rito). Tutti, infatti, saranno salati con il fuoco. C’รจ un fuoco che rimanda allo Spirito Santo, ed un fuoco che รจ immagine dell’amore e della gelosia divina. La storia di ogni uomo, e, in modo particolare dei discepoli, di tutti noi, sarร dunque percorsa da queste fiamme che divorano ogni scoria, ogni scandalo. La croce ne sarร lo strumento incandescente.
L’amore di Dio non permetterร la rivincita del demonio e le tenterร tutte per salvare quelli che sono di Cristo. La croce, la prova, la persecuzione, la sofferenza, i viatici che Dio ci dona per condurci a Gerusalemme, per non essere gettati fuori di essa, come un rifiuto nella Geenna. Il fuoco del suo amore per non cadere nel fuoco eterno della sua assenza.ย Cosรฌ, come ogni sacrificio dell’antica alleanza, il discepolo deve essere salato con la croce, la porta stretta che si apre su Gerusalemme. Per entrare nel Regno e fuggire l’inferno รจ necessario andare a Gerusalemme, e ricevere il sale, salire con Cristo sulla la croce. Gerusalemme, la nostra vocazione, la nostra Patria, il nostro destino, alla cui dimenticanza รจ preferibile che si paralizzi la mano destra, che sia tagliata direbbe Gesรน. Gerusalemme preziosa, nostra autentica dimora, per lei tutto il resto รจ nulla, spazzatura. Per Cristo, per essere trovato eternamente in Lui il discepolo lascia tutto, ed รจ una liberazione, non un’effettiva rinuncia. E’ un lasciare qualcosa di effimero per Qualcuno che รจ tutto. Per Cristo. L’abbandono di ogni sicurezza che fa passare per la sofferenza purificatrice, le vampe di fuoco dell’amore geloso di Dio, รจ il nostro cammino d’ogni giorno. Per il discepolo, per ciascuno di noi come per Israele ” la sofferenza รจ la mano di Dio sopra Israele, un segno che lo contraddistingue in modo indelebile. E’ l’amore che crea la sofferenza” ( F. Manns,ย La Chiesa madre di Gerusalemme). La sofferenza, la sete, il sale, l’amore di Dio.ย Si tratta di aver sete, diย desiderare il desiderio di Cristo, mendicare come Lui alle porte d’ogni uomo, come l’ultimo, come San Francesco. “Idem velle atque idem nolle โ volere la stessa cosa e rifiutare la stessa cosa, รจ quanto gli antichi hanno riconosciuto come autentico contenuto dell’amore: il diventare l’uno simile all’altro, che conduce alla comunanza del volere e del pensare. La storia d’amore tra Dio e l’uomo consiste appunto nel fatto che questa comunione di volontร cresce in comunione di pensiero e di sentimento e, cosรฌ, il nostro volere e la volontร di Dio coincidono sempre di piรน: la volontร di Dio non รจ piรน per me una volontร estranea, che i comandamenti mi impongono dall’esterno, ma รจ la mia stessa volontร , in base all’esperienza che, di fatto, Dio รจ piรน intimo a me di quanto lo sia io stesso. Allora cresce l’abbandono in Dio e Dio diventa la nostra gioia” (Benedetto XVI,ย Deus caritas est).ย E’ questo il sale con cui Gesรน termina il suo discorso. Il pensiero di Cristo, la sua sapienza, i suoi sentimenti. Niente per rivalitร , o per vanagloria, guardando i desideri degli altri, stimando ognuno superiore a sรฉ. Il sale della sapienza della croce, il sale dell’amore crocifisso. E’ questo il grembo della pace tra i fratelli, l’unitร , la comunione che รจ il segno piรน concreto d Dio sulla terra. Un amore celeste, la vita celeste. Il sale, la croce attraverso la quale ogni giorno, il nome di Dio รจ santificato nei discepoli, nella Chiesa, in noi. Il Nome dolcissimo nel quale ogni uomo, con un semplice bicchiere d’acqua, vede schiudersi il Cielo.
[box type=”info” align=”” class=”” width=””]Qui puoi continuare a leggere altri commenti al Vangelo del giorno.[/box]
Mc 9, 41-50
Dal Vangelo secondoย Marco
In quel tempo, Gesรน disse ai suoi discepoli:
ยซChiunque vi darร da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perchรฉ siete di Cristo, in veritร io vi dico, non perderร la sua ricompensa.
Chi scandalizzerร uno solo di questi piccoli che credono in me, รจ molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.
Se la tua mano ti รจ motivo di scandalo, tagliala: รจ meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anzichรฉ con le due mani andare nella Geรจnna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti รจ motivo di scandalo, taglialo: รจ meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anzichรฉ con i due piedi essere gettato nella Geรจnna. E se il tuo occhio ti รจ motivo di scandalo, gettalo via: รจ meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anzichรฉ con due occhi essere gettato nella Geรจnna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
Ognuno infatti sarร salato con il fuoco. Buona cosa รจ il sale; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli darete sapore? Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altriยป.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
