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don Andrea Vena – Commento al Vangelo di domenica 26 Gennaio 2025

Domenica scorsa la Vergine Maria ci ha invitato a “Fare qualunque cosa” il Figlio ci avesse chiesto. A  fidarsi di Lui, come Lei si è fidata della Parola dell’angelo aderendo al progetto di Dio.

Oggi, iniziando  a leggere il vangelo di Luca, il tema è proprio quello della Parola di Dio, che si inserisce anche nella VI  Domenica della Parola, così come stabilito da papa Francesco al termine del Giubileo della  Misericordia.

Il commento continua dopo il video.

https://youtu.be/msvEhGallw4

La I lettura, tratta dal libro del profeta Neemia, riporta la celebrazione  dell’intronizzazione della Parola: “Il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea…Lesse il  libro sulla piazza…tutto il popolo tendeva l’orecchionon vi rattristate, perché la gioia del Signore  è la vostra forza”. A questa celebrazione la liturgia ci farà rispondere con il canto del salmo 19,  un’esplosione di gioia di fronte alla forza e alla fedeltà della Parola di Dio: “La legge del Signore è  perfetta…rende saggio il semplice…fa gioire il cuore”.

Una gioia e una speranza che rieccheggiano  nelle parole stesse di Gesù: «Venne a Nazaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato,  entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il  passo dove era scritto: “Lo spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con  l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio…gli occhi di tutti erano fissi su di lui.  Allora cominciò a dire: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”».

Dopo alcuni  anni di assenza, Gesù fa ritorno al villaggio di cui è originario e partecipa alla liturgia in sinagoga:  ascolta un brano della Torah, partecipa al canto responsoriale di alcuni Salmi, poi tocca a lui leggere la  seconda lettura, un passo di Isaia in cui un profeta anonimo racconta la propria vocazione. Terminata  la lettura spetta a Gesù darne spiegazione. Lo fa con poche parole: «Oggi si è compiuta questa  Scrittura».

Come a dire: il profeta presentato da Isaia – dice Gesù – sono io stesso, la Parola di Dio  testimoniata dall’antico profeta e ascoltata da quanti si trovano nella sinagoga si realizza proprio in  me! Parole che suggeriscono chiaramente il programma di Gesù: Egli è venuto a portare una buona  notizia ai poveri, a proclamare la liberazione agli oppressi, a predicare anno di misericordia. La  promessa del profeta Isaia è compiuta.  

In questi primi passi del tempo ordinario la liturgia ci sta aiutando a comprendere che lo spirito del  Natale chiede oggi di essere assunto in noi, di far sì che la Parola si faccia carne in noi come un tempo  si è fatta carne nel grembo della Vergine Maria, a tal punto che chi ci incontra dovrebbe poter dire di  vedere un “altro Cristo, un altro Gesù”, una “Parola vivente”. Perché l’annuncio che risuona oggi nel  vangelo non è una memoria del passato, non è una pura celebrazione narrata come nell’esperienza di  Neemia.

Oggi è oggi! Ai poveri di oggi Gesù annuncia la Parola, e il primo povero al quale viene  annunciata questa Parola/Buona Notizia/Vangelo siamo ciascuno di noi: oggi Gesù dice a ciascuno che  si prende cura di noi, che ci libera dai peccati. Oggi, non ieri. Oggi questa Parola è per me, per noi. E  una volta accolta, siamo chiamati a diventare noi “parola vivente”: sollevare i deboli dalle loro fatiche,  liberarli dalle loro oppressioni…  

Oggi lo Spirito di Dio ci conduce a Gesù. Oggi lo Spirito di Dio sussurra al nostro cuore. Il Vangelo vive  nell’oggi, non nei ricordi. Vive qui ed ora, e pazienza se sto vivendo fatiche, difficoltà, grigiori della vita…  in questa nostra vita concreta (cfr le anfore di pietra, domenica scorsa) Gesù prende dimora, come un  tempo ha preso dimora nel grembo di Maria a Nazaret: non ha atteso i tempi giusti, tanto che è nato in  una grotta!

Il “tempo giusto” non ce lo diamo noi, l’oggi di Gesù è il tempo giusto! E questo mi e ci  suggerisce che dobbiamo imparare a prendere le cose senza da esse lasciarci spaventare: questa è la  vita che abbiamo, in questa vita Gesù dice una Parola importante capace di trasformare ancora l’acqua dei miei dubbi e delle mie paure o difficoltà nel vino della fiducia e della speranza. Oggi. Oggi è chiesto  di dare ascolto e credito alla Parola di Dio che ascoltiamo.

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A noi credere che la Parola ci raggiunge nel  nostro “oggi”, nel nostro “quotidiano” non per chiederci chissà quali stravolgimenti, ma magari solo  per chiederci di “riempire d’acqua l’anfora della vita” (cfr domenica scorsa), poi il resto lo farà il Signore Gesù.  Tocca a noi non perdere mai il senso delle cose che abbiamo tra le mani: ogni occasione è un dono, è un  “oggi” che lo Spirito di Dio ci offre per vedere e amare la nostra vita e il mondo con occhi nuovi. Se Gesù  dice che “OGGI” si realizza questa Parola – e così avviene in ogni “oggi”,– non spetta a me mettere in  dubbio la sua Parola, ma piuttosto capire se sto mettendo in dubbio la mia fiducia in Lui.  

Domandiamoci: quanto il Vangelo prende corpo nella nostra vita, nel nostro “oggi”? Per poter parlare  di Dio devo imparare a parlare con Dio; ma parlare con Dio significa prima di tutto ascoltare quello che  Lui ha da dirci, perché la preghiera è sempre risposta a un Dio che ha parlato per primo. Lasciamoci  dunque toccare il cuore, versiamo le nostre lacrime di commozione e di gioia (cfr At 2,37-38) e diveniamo  Parola vivente.  

Per gentile concessione di don Andrea Vena. Canale YouTube.