don Alessandro Dehò – Commento al Vangelo del 4 Giugno 2023

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A me basta di sapere

Trinità 2023

A me basta di sapere, per me, per i Nicodemo della terra, che ancora lo ami, Padre, questo mondo, che ancora partorisci il tuo Figlio per noi, che ancora sei padre e non altro, che non ti sei stancato di essere te stesso.

A me basta di sapere che il mondo è amato, perché io non sempre riesco, mi stanco, mi annoio, mi sembra che tutto sia già stato detto e fatto e scritto e che non si proceda di un passo. In quei momenti mi fermo e imploro di sentire la trinitaria forma dell’Amore che ancora ama, fin nelle viscere, come linfa che spinge per una gemma che darà frutto e se non lo darà saranno lacrime di madre. Mi serve di sapere che adesso tu sei Trinità, che nelle mie notti di pesantezza tu ci sia a dirmi che lo ami ancora il Creato, che ami ancora noi, anche le piante ami, e gli uccelli, i pesci, i cani, e anche i peccatori, e gli assassini, e ogni cosa che appare nell’elenco del visibile e dell’invisibile. E che fare distinzioni d’amore è esercizio da vecchia zia acida. Tutto è amato. Questo è trinitario. Così io allora mi perdo in questa immensità, mi sento un ramo secco che interrompe il flusso del miracolo costante, e ti chiedo scusa, non so far altro. A volte piango la mia pochezza.

A me basta di sapere che il mondo continua a essere amato, questa la mia festa della Trinità.

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A me basta di sapere che piantato nel cuore d’ombra dei nostri istinti di male, inchiodato in una tenda crocifissa ai nostri peccati, in quella parte di mondo che mi spaventa perché dice la mia miseria, mi basta di sapere che il Figlio ancora sta, ad aspettarmi, per dirmi che si può rinascere, che si deve rinascere, anzi che questa morte in cui invischio ogni buon proposito è essenziale per rinascere e rinascere ancora, anche lontani dal grembo della madre.

A me basta di sapere che ci sarà sempre un luogo caldo come una casa, infilato nel punto più lontano della mia storia, in cui Tu mi sussurri che basta solo un po’ di voglia di vivere, almeno per un po’, almeno per te, per me, per noi.

A me basta di sapere che nulla vada perduto, e nessuno. Non solo i miei cari, quello lo pretendo, se non trovassi gli amori che mi hanno spremuto il cuore Tu non esisteresti, perché sei legato a loro, sei nei loro occhi, nelle loro parole, nei loro ricordi. Come potrei chiamarti Padre se tu non me lo mostrassi più? Io ho bisogno di sentirmi dire da Te che proprio niente di questa strana storia che è la nostra vita scivolerà via dall’Infinito divino cuore. Nulla, nemmeno la pietra che ho calpestato, nemmeno una lucertola, o il petalo giallo di una ginestra, nemmeno una goccia di questa pioggia che mentre scrivo non si decide a lasciarsi andare. Nulla che scivoli nel Nulla. A me basta di sapere che non tu non perderai le persone che ho perso io, ho bisogno di credere che ritroverò perfino i ricordi che ho smarrito perché Tu sei la Custodia di ogni cosa. Chiunque crede è già eterno. Chiunque ama è già eterno.

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Io ho bisogno di credere che il mondo è creato per essere salvato, che condanna vera è non credere che si possa essere degni di essere amati. Hai mandato per questo tuo figlio unigenito, continui a mandarlo per questo. Lo Spirito Trinitario non dovrebbe dire sempre e solo questo? La chiesa, dei cui confini mi stupisco sempre per eccesso, non dovrebbe splendere proprio per questo motivo? Siamo amati, questo salva, che ognuno si senta degno di essere amato per quello che è.

Chi non crede che questo amore sia più forte delle nostre miserie è già condannato a una vita d’inferno qui e, ma questo è più grave, condanna chi lo circonda ad un pessimismo pesante e mortifero. A me basta di sapere che Tu ci ami ancora e che io non devo far nulla se non accorgermi di questa misteriosa tua volontà. Se poi riuscirò a far sentire amabili le persone che incontrerò, se riuscirò a non condannare mai niente e nessuno, se riuscirò a guardare il mondo sentendo con sicurezza che ogni minima realtà su cui si posa il mio sguardo è già stata amata fin dalle viscere, allora, in quel momento sarò libero. E grato.

Mentre scrivevo la pioggia si è lasciata andare, si è concessa, ho tenuto le finestre aperte, il profumo che mi raggiunge è commovente, come questo vento fresco. Mi sento amato, e questo basta, mio Trinitario amore.

Per gentile concessione dell’autore don Alessandro Dehòpagina Facebook

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