HomeVangelo della Domenicadon Alessandro Dehò - Commento al Vangelo del 25 Febbraio 2024

don Alessandro Dehò – Commento al Vangelo del 25 Febbraio 2024

Commento al brano del Vangelo di: Mc 9, 2-10

E così parli di balene, perché non si capisca.

(Fu trasfigurato davanti a loro)

Una balena, leggera, scivola via tra le correnti.

Tutto cambia, continuamente. Ogni cosa scivola via, muta in continuazione, sfugge e fuggendo si trasfigura in altro. Hai mai pensato che tutto viene costantemente trasformato? (E che è patetico anche solo provare a trattenere quelle che sono solo apparenze). Hai mai pensato che ogni cosa, ogni persona, ogni sogno, ogni respiro, viene costantemente trasfigurato in luce? Stiamo già morendo, per fortuna. A far paura dovrebbe essere il durare della vita. (Morbida invece la luce della morte, andrebbe costantemente implorata). Davvero pensi che tutto questo spreco di vita possa semplicemente dissolversi nel nulla? Davvero hai così ingenuamente fede nella disintegrazione?

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(le sue vesti divennero splendenti, bianchissime)

Un raggio di sole si riflette sulla pelle della balena.

La pelle delle cose serve solo a incartare luce dietro le apparenze. Come Achab, non ti capita mai di voler fiocinare il capodoglio? Arpionare il mistero per vedere se davvero il suo sangue sa ancora brillare. Vivere alla deriva, alla ricerca del bianco che, sappiamo, ci accecherà. Si strapperà la pelle di questo mondo e dalla ferità esploderà solo luce crocifissa alle nostre pupille. E noi finalmente soccomberemo.

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(non sapevano infatti cosa dire perché erano spaventati)

La balena ci attacca.

Non ti capita mai di voler dire solo frammenti, di aver paura davanti alla Sua Parola? Di essere stanco di chi vuole capire, di chi vuole spiegazioni, di chi non si spaventa più? Non ti capita di non voler dire più nulla ma di essere costretto a scrivere? E così parli di balene, perché non si capisca.

La balena è immensa e io sono così piccolo. Non ti capita mai di sperare che la baleniera si capovolga così da essere finalmente risucchiato al cuore del gorgo? Non ti è mai capitato di aver pietà di Pietro e del suo maldestro tentativo di voler rimanere a galla? Anche lui verrà infilzato, a testa in giù, trafitto e tramortito, la luce è famelica, chiede carne da stimmatizzare. Diventeremo immagine e somiglianza dei capodogli: predati, trafitti. Forse lo siamo già. Cacciati.

(Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce)

La balena scompare negli Abissi.

Non ti capita mai di voler chiudere gli occhi per sempre? Che arrivi finalmente questa nube a riprendersi il profilo delle cose. Voglio nebbia attorno, e dentro, così da non distrarmi più, che si riprenda pure la bellezza, e ogni tipo di illusione, che tacciano per sempre i cantori del mondo, a me non basta più. Non voglio più vedere niente, ho già visto troppo, cerco solo una voce che confessi la verità. Non ti capita mai di implorare di poter sentire anche solo per un secondo, un definitivo secondo, la Sua voce? A me interessa solo la voce del Padre. Non ti capita mai di implorare nebbia su tutto il resto? Che io non veda più, un miracolo al contrario, che io possa diventare finalmente cieco, ma che brilli, appuntita, la fiocina della sua voce, che mi colpisca al cuore, sanguinerò finalmente luce?

Per gentile concessione dell’autore don Alessandro Dehòpagina Facebook

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