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Diario di Avvento – Commento al Vangelo del 20 Dicembre 2024 di Paolo Curtaz

A pochi giorni dal Natale, rileggiamo l’incontro tra un misterioso e garbato angelo (uno dei principi degli angeli) e una ragazzina acerba di Nazareth. È un incontro che ha scatenato nei secoli l’arte di pittori e poeti e che rischiamo di leggere come una pia favola. E, invece, è accaduto.

Nel garbato dialogo fra l’arcangelo e Maria, riportato da Luca, scopriamo la grandezza del pensiero di Dio. In quella minuscola casa di quel minuscolo paese addossato a un declivio roccioso, da cui la gente aveva ricavato nelle grotte naturali delle abitazioni fresche ed asciutte, avviene l’assurdo di Dio: l’inizio di una storia diversa, una storia di salvezza.

La pur lunga storia di amicizia e di affetto col popolo di Israele non è stata sufficiente per spiegarsi, e Dio sceglie di farsi uomo: parole, lacrime, sorriso, emozione, sentimento, tono di voce, sudore. Dio necessita di un corpo, abbisogna di una madre.

Non la moglie dell’imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una donna manager dinamica dei nostri giorni sceglie Dio, ma la piccola adolescente Mariam (la bella). A lei chiede di diventare la porta d’ingresso per Dio nel mondo.

Maria ci sta, ci crede, e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere la testa davanti a tanta splendida incoscienza. Tutti restiamo basiti (noi, razionali figli di Piero Angela) davanti alla sconcertante semplicità di questo dialogo, davanti all’ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l’Assoluto, che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.

FONTE: Diario di Avvento (Alumera)

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