Tempo Ordinario XXXI, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 3
Nessuno vive per se stesso
Oggi la Parola ci invita a tornare al centro, a quel luogo interiore dove la vita e la fede si incontrano. Le letture di questa giornata — dalla lettera ai Romani, dal salmo e dal Vangelo — si intrecciano come tre fili che formano un unico tessuto: la certezza che Dio ci cerca, ci appartiene e ci attende, anche quando ci smarriamo.
- Pubblicità -
Rm 14,7-12
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.
Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, perché sta scritto:
«Io vivo, dice il Signore:
ogni ginocchio si piegherà davanti a me
e ogni lingua renderà gloria a Dio».
Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.
Parola di Dio.
Dal Sal 26 (27)
R. Contemplerò la bontà del Signore nella terra dei viventi.
Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R.
Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario. R.
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R.
Vangelo del giorno di Lc 15,1-10
Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Parola del Signore.
San Paolo, nella lettera ai Romani, ci ricorda con parole limpide: “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso.” È una verità che consola e al tempo stesso ci interroga. Ogni respiro, ogni gesto, ogni frammento della nostra esistenza trova senso solo in relazione a Cristo, che è Signore della vita e della morte.
Viviamo per Lui, moriamo in Lui, e in Lui risorgiamo. È la logica dell’appartenenza: non siamo isole, ma figli di un Padre che ci tiene nel palmo delle sue mani.
Il salmo ci fa eco come una risposta orante: “Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?” È la voce di chi ha trovato rifugio in Dio e non teme più le ombre. È la preghiera di chi, pur attraversando la notte, guarda avanti con fiducia, sapendo che la luce non viene da sé, ma da un volto che illumina.
Quel volto è il Signore stesso, che ci precede e ci accompagna.
E il Vangelo di Luca porta tutto questo al cuore: la gioia di Dio per chi si perde e viene ritrovato. Gesù parla ai farisei e agli scribi, scandalizzati dal fatto che accolga i peccatori. E racconta due parabole: la pecora smarrita e la moneta ritrovata.
C’è una tenerezza immensa in queste immagini. Dio non resta fermo ad aspettare: si muove, cerca, percorre sentieri e vicoli bui, fruga tra la polvere finché non trova ciò che ama. E quando trova, non rimprovera — gioisce.
È la gioia di chi sa che la relazione è stata ristabilita, che la vita è tornata al suo posto.
Le tre letture si specchiano l’una nell’altra come in un movimento unico: vivere per Cristo, cercare la sua luce, lasciarsi ritrovare dal suo amore.
San Paolo ci parla della nostra appartenenza; il salmo ci insegna a confidare nella presenza; il Vangelo ci rivela la premura di Dio che non si rassegna a perderci.
Siamo dunque invitati a riconoscere che la nostra vita non è nostra proprietà, ma un dono in cammino. E ogni volta che ci smarriamo — nel dubbio, nel peccato, nella solitudine — Dio accende una lampada, lascia le novantanove pecore e ci viene incontro.
🌿 Commento finale
Oggi la Parola ci riporta alla verità più semplice e più bella: vivere è appartenere a Dio, e in questa appartenenza si apre la nostra libertà.
Lui ci cerca quando ci perdiamo, ci illumina quando abbiamo paura, ci rialza quando cadiamo.
E nella sua gioia di Padre che ritrova il figlio, c’è la nostra pace.
