Tempo Ordinario XXVI, Colore verde – Lezionario: Ciclo C | Anno I, Salterio: sett. 2
Oggi la Parola ci invita a metterci in cammino, a lasciare ciò che ci trattiene e a fidarci di un disegno più grande.
Le letture di Neemia, del Salmo 136 e del Vangelo di Luca ci conducono in un itinerario spirituale di fiducia, memoria e decisione.
Sono come tre tappe di un unico viaggio: ricordare la fedeltà di Dio, ascoltare il suo invito e rispondere con un cuore libero.
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Ascolta il commento:
Ne 2,1-8
Se piace al re, mandami nella città dei miei padri, perché io possa ricostruirla.
Dal libro di Neemìa
Nel mese di Nisan dell’anno ventesimo del re Artaserse, appena il vino fu pronto davanti al re, io presi il vino e glielo diedi. Non ero mai stato triste davanti a lui.
Ma il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che un’afflizione del cuore». Allora io ebbi grande timore e dissi al re: «Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste, quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco?».
Il re mi disse: «Che cosa domandi?». Allora io pregai il Dio del cielo e poi risposi al re: «Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla».
Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?». Dunque la cosa non spiaceva al re, che mi lasciava andare, e io gli indicai la data.
Poi dissi al re: «Se piace al re, mi si diano le lettere per i governatori dell’Oltrefiume, perché mi lascino passare fino ad arrivare in Giudea, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, perché mi dia il legname per munire di travi le porte della cittadella del tempio, per le mura della città e la casa dove andrò ad abitare». Il re mi diede le lettere, perché la mano benefica del mio Dio era su di me.
Parola di Dio.
Dal Sal 136 (137)
R. Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo.
Oppure:
R. Gerusalemme, città della mia gioia!
Lungo i fiumi di Babilonia,
là sedevamo e piangevamo
ricordandoci di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre. R.
Perché là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
allegre canzoni, i nostri oppressori:
«Cantateci canti di Sion!». R.
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se mi dimentico di te, Gerusalemme,
si dimentichi di me la mia destra. R.
Mi si attacchi la lingua al palato
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non innalzo Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia. R.
Lc 9,57-62
Ti seguirò dovunque tu vada.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
Parola del Signore.
Neemia ci appare come un uomo del cuore ferito, ma non disperato.
Il ricordo di Gerusalemme, la città amata e distrutta, lo abita come una nostalgia profonda.
Non resta chiuso nel dolore: prepara il cuore nella preghiera, e poi si lascia guidare dall’audacia della fede.
Davanti al re, chiede di poter tornare per ricostruire.
È un gesto di fiducia, di coraggio: non si limita a rimpiangere ciò che è perduto, ma si alza e cammina verso la promessa di Dio.
Neemia ci insegna che ogni ricostruzione nasce da una ferita consegnata al Signore, e da un cuore che si lascia muovere dallo Spirito.
Il Salmo 136 è il canto di un popolo in esilio, che porta nel cuore la nostalgia di Sion.
È la memoria della fedeltà di Dio, anche nei tempi della lontananza.
Seduti lungo i fiumi di Babilonia, gli esuli piangono, ma non dimenticano.
“Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra”: è un giuramento d’amore, un’ancora di fedeltà.
Anche noi, quando sembriamo lontani da ciò che amiamo, possiamo tenere viva la fiamma della speranza.
Ricordare è un atto di fede: significa credere che Dio non dimentica e che ogni cammino, anche il più difficile, ha una meta di luce.
Nel Vangelo, Gesù incontra tre persone che esprimono il desiderio di seguirlo.
Ma il Signore li invita a un discernimento più profondo:
chi vuole camminare con Lui deve accettare l’incertezza, lasciare le sicurezze, non voltarsi indietro.
Gesù non promette una strada comoda, ma una libertà piena.
Come Neemia, anche i discepoli sono chiamati a partire, a fidarsi, a mettere Dio al centro.
Seguire Cristo non è un impulso momentaneo, ma una scelta che chiede tutto: il cuore, il tempo, le priorità.
In queste tre pagine si disegna un unico cammino spirituale:
- Neemia ci mostra la decisione di partire per ricostruire;
- il Salmo custodisce la memoria viva che sostiene la speranza;
- Gesù ci chiama a camminare con cuore libero, senza voltarsi indietro.
È un invito a vivere la fede come un pellegrinaggio, dove ogni passo è affidamento.
Chi si fida di Dio non resta prigioniero del passato, ma trasforma la nostalgia in missione, il dolore in offerta, la paura in cammino.
🌿 Commento finale
La Parola di oggi ci ricorda che seguire il Signore significa lasciare, ricordare e ricostruire.
Lasciare ciò che ci trattiene, ricordare la fedeltà di Dio, ricostruire con speranza.
Come Neemia, come gli esuli di Babilonia, come i discepoli di Gesù, siamo invitati a dire:
“Eccomi, Signore, cammino con Te, anche se la strada è incerta.
Perché Tu sei la mia casa, la mia meta, la mia forza”.
