
Jahwรจ, il Dio della promessa รจ Dio che si prende cura, coltiva con pazienza, fa crescere in attesa di un frutto che porta condivisione e gioia. La vigna รจ quindi un simbolo collettivo, del popolo stesso dโIsraele. Non sempre la vigna porta un frutto abbondante e i profeti leggono in tale ariditร lโinfedeltร del popolo di fronte alla cura di Dio: โIl mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli lโaveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte vitiโฆ aspettรฒ che producesse uva ma essa fece uva selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vignaโฆโ (Is 5,1-6)
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Lโimmagine รจ ripresa dai profeti e dai salmi divenendo cosรฌ un rinvio noto e familiare per richiamare ad una conversione e nello stesso tempo per dire che la fedeltร di Dio non viene meno, nonostante ogni contrasto e fallimento. โHai divelto una vite dallโEgitto, per trapiantarla hai espulso i popoliโฆ Le hai preparato il terreno, hai affondato le sue radici e ha riempito la terraโฆ Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato (Sal 80,9-10.15-16).
Nei discorsi dellโultima cena riportate dal IV vangelo Gesรน parla della vigna con unโaffermazione che colpisce: โIo sono la vera viteโ. Non parla quindi della vigna di Israele, ma si riferisce a lui stesso, alla sua vita: la vera vite รจ lui. Eโ quindi da ricercare il senso di questa affermazione che certamente ha alle spalle in rinvio al popolo di Dio ed alla relazione di amore che nella Bibbia รจ simboleggiata nel simbolo della vigna curata da Jahwรจ. Gesรน indica di essere partecipe della storia di amore e di cura che ha segnato la vicenda di Israele. Oltre a questo nelle sue parole sta forse il desiderio di comunicare che nellโincontro con lui si puรฒ incontrare la cura di Dio per il suo popolo: in Gesรน si compie la tenera custodia e coltivazione del Padre come annunciavano i profeti. E ancora รจ lui che porta quei frutti che il Padre si attendeva: sono giunti in lui i tempi ultimi.
Ma lโimmagine rinvia ad ulteriori significati: nella vite un dono di vita e una partecipazione di tutti coloro che a lui sono legati, i tralci. Da un lato si richiama la vicenda personale di Gesรน โ amato, come il popolo dโIsraele โ dallโaltro lโimmagine evoca la comunicazione di vita che da lui trae origine e che fa sorgere la comunitร .
In lui si genera una comunione con tutti coloro che sono tenuti insieme e uniti come tralci viventi. Da qui puรฒ venirne frutto. โRimanete in meโ รจ lโinvito al cuore di questo discorso di Gesรน. Eโ un rimando allโinizio del quarto vangelo: Gesรน chiede ai due discepoli โChe cosa cercate?โ essi lo seguirono e โrimaseroโ presso di lui (Gv 1,39). Il verbo โrimanereโ รจ importante nel IV vangelo: indica una familiaritร di vita, un incontro di amicizia, di condivisione profonda. Non una consolatoria chiusura intimistica ma il dono di una amicizia, un cammino di stare con lui per affidarsi e fondare in lui lโesistenza: โChi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in luiโ (Gv 6,56). Da qui sgorga un cammino di vita che รจ il percorso descritto nellโintero vangelo: i tralci rimangono nella vite ma in fondo รจ la vita di Gesรน che rimane, รจ trasmessa ai suoi e fa sorgere ogni frutto.
Lโessere discepoli di Cristo si attua nei frutti dellโamore. I tralci non vivono da soli, separati e isolati gli uni dagli altri, ma insieme ed nellโintreccio tra loro: Gesรน propone ai suoi un โrimanereโ che ha due assi. Lโasse del rapporto con lui e lโasse del rapporto con gli altri. La vita di comunione in Cristo non respira senza una vita di relazione e solidarietร con gli altri. Rimanere in lui significa accogliere innanzitutto il suo dono e vivere il suo stile: la forza dello stare insieme viene dal rimanere in lui. โChi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perchรฉ senza di me non potete far nullaโ.
โEgli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelliโ. Il comandamento di Dio โ dice Giovanni โ si racchiude nel credere nel nome del Figlio suo e amarci gli uni gli altri: in questa esperienza si attua quel dimorare/rimanere di noi in Dio e di Dio in noi.
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V DOMENICA DI PASQUA โ ANNO B
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- Colore liturgico: Bianco
- At 9, 26-31; Sal.21; 1 Gv 3, 18-24; Gv 15, 1-8
Gv 15, 1-8
Dal Vangelo secondo Giovanni
1ยซIo sono la vite vera e il Padre mio รจ lโagricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perchรฉ porti piรน frutto. 3Voi siete giร puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non puรฒ portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, cosรฌ neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perchรฉ senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarร fatto. 8In questo รจ glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.
C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.
- 29 Aprile – 05 Maggio 2018
- Tempo di Pasqua V
- Colore Bianco
- Lezionario: Ciclo B
- Anno: II
- Salterio: sett. 1
Fonte: LaSacraBibbia.net
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