Il Vangelo della quarta Domenica di Pasqua presenta la figura del Buon Pastore. Nel brano di Giovanni, Gesรน afferma:
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โIo sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, cosรฌ come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecoreโ.
Su questo brano del Vangelo, ascoltiamo il commento del carmelitano, padre Bruno Secondin, docente di Teologia spirituale alla Pontificia Universitร Gregoriana:
Immagine classica questa del pastore ideale, che era molto vicina alla esperienza di allora, oggi forse meno familiare. Ma la chiave interpretativa รจ molto valida anche oggi: il pastore โbelloโ o nobile – come dice il greco – agisce con cuore generoso, si fa dono nel suo servizio, crea una intesa perfino affettuosa con le pecore. Si riconoscono – dice il testo – a vicenda, attraverso la voce e la premura con cui il pastore le guida e le protegge, e le pecore si fidano.
Qualcosa di analogo ai misteriosi dialoghi fra Gesรน e il Padre: che paragone sublime, che forza dร questa convinzione! Non รจ solo un mestiere, รจ una familiaritร misteriosa che guida i nostri passi e riempie di fiducia la nostra appartenenza al gregge del Signore. Non una vita da pecoroni, passivi e senza libertร . Ma la partecipazione allโintensa vita del Figlio nei confronti del Padre: una famiglia di Dio che si costituisce e deve coinvolgere il mondo intero, come in unico gregge insieme al pastore unico.
โQuale grande amore ci ha dato il Padre!โ, esclama Giovanni. Ci rendiamo conto che noi viviamo la vita stessa di Dio e di questo dobbiamo essere testimoni e custodi? E non a parole o con proclami roboanti, ma in modo fattivo e generoso.
Fonte: RadioVaticana

