Dio apre la porta di casa. Il Maiale grugnisce

L’ultimo loro appuntamento è in montagna. Non è per caso che Dio, quando si mette in testa di raccontare qualcosa di intimo di Sé, chiami verso l’alto: chi più in alto sale, più lontano vedrà. Costretti ad arrampicarsi in verticale, dunque: per poi vivere da-Dio in basso, all’orizzonte della storia.
L’appuntamento lo fissa Lui, il Cristo-risorto: «Sul monte che Gesù aveva loro indicato». Fosse per l’uomo, gli appuntamenti li fisserebbe giù, rasoterra, centro-paese: Dio, invece, sceglie le altezze. A salire sono in Undici piuttosto che Dodici: uno s’è perso per strada. Di loro, più di uno è a bordo-strada in materia di fede, nonostante tutte quelle apparizioni accadute. Continuano a fiorir dubbi circa la sua onestà: «Quando lo videro, si prostrarono. Essi, però, dubitavano». Lui dà loro appuntamento, si fa trovare puntuale all’appuntamento.
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Loro, gli uomini del ritardo, all’appuntamento ci vanno con il solito dubbio cucito addosso: “E se fosse tutta una fregatura?” Lui, il Dio delle attese e delle sorprese, ancora una volta smaschera l’intruso: è il Demonio. È lui, il principe del nulla, a smerciare moneta falsa del dubbio: “Non sarete mica così stupidi da credere a queste baggianate, vero?” Gli apostoli, pur essendo gente dalla scorza dura come il fondo delle barche, sono ancora minorenni. Capita – e loro se ne accorgono, se ne dispiacciono – che quando li prende la malinconia ci sia sempre anche lui, con addosso quel suo faccione rosso-demonio che è il marchio di fabbrica della gelosia: «Fa tanto lo spaccone perché sono ancora un bambino minorenne, appena cresco gli faccio vedere» (G. Catozzella). Non esiste nulla di più bello che ammazzare il Demonio e Cristo lo sa: si diverte. Li chiama lassù per quello, per giurare che quando ci sarà da ammazzare il Maiale allora tutto è concesso: perché quando devi ammazzare il Demonio tutto sarà concesso. Sul monte, il coraggio di Cristo è contagioso.
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La sua ultima mossa è aprire loro la porta di casa. Gli armadi sono egoisti, le porte sono delle signore generosissime: ti fanno entrare-dentro per farti sentire libero, non in gabbia come quando ti invitano tra le loro ante gli armadi. Troppi avevano insinuato sull’affidabilità di Cristo: troppe chiacchiere infondate, troppe meschinerie diffuse, un po’ troppo di tutto. Fuori dalla casa, tutto un trabattare di dicerie: “Chissà chi davvero ci vive in quella reggia. Ricchi-sfondati. Oppure son tutti in affitto.
Li vedono girare con una fuoriserie, si fanno portare a domicilio la spesa. No: li ho visti al supermercato. C’è uno che vive da solo. Figurati: sono in tre lì dentro”. Ne dicevano tante sul loro conto di famiglia. Un giorno, per sfatare tutti i tabù, il Figlio uscì di casa – che è stato un scendere dalle Altezze – e aprì loro la porta di casa: “Prego, entrate pure: così vedete come viviamo!” Fu così che l’uomo, da forestiero che era, divenne il coinquilino della Santissima Trinità: «Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum, 2). Dio apre casa. Parla, s’intrattiene, invita, ci ammette a spartire la tavola di casa sua. Ospita a casa sua, che è la casa della Trinità Santissima: ospita, per farsi ospite nella casa del cuore dell’uomo.
Da dentro, poi, li spinse fuori. Tenendoli, per sempre – «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» -, stretti al suo cuore di Padre: «Andate, e fate miei discepoli tutti i popoli». Alla ciurma di uomini dubbiosi, parve chiaro che Dio scommetteva ancora su loro, non era ancora stanco delle loro meschinerie: Dio, anche da Risorto, s’era deciso di fare dipendere il suo destino dalla fede degli amici incontrati. Corse il rischio di venire dimenticato da loro: promise loro che mai si sarebbe scordato di loro. Sul monte Cristo aprì la porta di casa. Seduti, si fecero il segno di croce: «Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 18,16-20). Fu così che presentò loro la sua famiglia. Agli Undici parve di vederci meglio: capita che il coraggio di uno sia contagioso. Si ricorderanno di non dimenticarlo.
don Marco Pozza
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IX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Domenica della Santissima Trinità – ANNO B
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- Colore liturgico: Bianco
- Dt 4, 32-34. 39-40; Sal.32; Rm 8, 14-17; Mt 28, 16-20
Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 28,16-20
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Parola del Signore
Fonte: LaSacraBibbia.net
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