Commento al Vangelo di domenica 13 Ottobre 2019 – p. Alessandro Cortesi op

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โ€œNaaman siro scese e si lavรฒ nel Giordano sette volte e la sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto: egli era guaritoโ€

Naaman, alto ufficiale della Siria, straniero al popolo dโ€™Israele รจ un lebbroso guarito dal profeta. Eliseo non gli richiede particolari prove nรฉ opera riti magici, forse attesi dallo stesso Naaman, ma gli indica solo di affidarsi alla sua parola, di scendere a lavarsi sulle rive del Giordano: una azione quotidiana, prosaica. Eโ€™ un gesto che arreca un cambiamento di questโ€™uomo che si umilia e scende. Naaman, una volta guarito, chiede di portare con sรฉ alcuni sacchi di quella terra santa perchรฉ ha scoperto che quella รจ terra di Dio: โ€˜Ora so che non cโ€™รจ Dio su tutta la terra se non in Israeleโ€™. Questo straniero viene guarito da Eliseo mentre tanti lebbrosi erano in Israele a quel tempo (cfr Lc 4,27). Nel suo scendere e lavarsi giunge a riconoscere il Dio di Israele, si apre alla fede come chi scopre di essere salvato. Alla sua vicenda Gesรน fa riferimento quando per la prima volta โ€“ secondo Luca โ€“ insegna nella sinagoga di Nazaret. Annuncia che la bella notizia รจ per tutti e il regno di Dio non conosce limiti ma richiede la disponibilitร  di un cuore aperto.

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Nella pagina del vangelo compare unโ€™altra figura di straniero, malato di lebbra. Era una malattia particolarmente visibile, considerata in Israele come castigo di Dio, ed era vista โ€“ erroneamente eppure con gran timore โ€“ come la malattia piรน pericolosa e infettiva (cfr. Lev 13-14) al punto che i lebbrosi non potevano nemmeno avvicinarsi ai centri abitati e dovevano farsi notare da lontano perchรฉ nessuno li avvicinasse: nel testo del vangelo si precisa โ€˜fermatisi a distanza, alzarono la voceโ€™.

I malati di tante affezioni della pelle considerati lebbrosi non solo erano dei malati, ma erano considerati impuri e da tener lontani dalla vita sociale. Gesรน รจ uomo libero, che supera le barriere e le distanze imposte da regole sanitarie e religiose. Si accostava e toccava i malati, operando gesti che suscitavano scandalo (Lc 5,12-16).

โ€œVennero incontro a Gesรน dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce dicendo: โ€˜Gesรน maestro, abbi pietร  di noi!โ€ฆโ€

Gesรน li ascolta e la sua parola รจ forza di guarigione. Essi guariscono accogliendo la sua parola, che li inviava dai sacerdoti. Ma solamente uno dei dieci โ€˜tornรฒ lodando Dio a gran voceโ€™: รจ questo per Luca lโ€™atteggiamento del credente che torna indietro a ringraziare, e loda Dio. Eโ€™ lโ€™unico che si gettรฒ ai piedi di Gesรน per ringraziarlo. Luca a questo punto precisa: โ€˜Era un samaritanoโ€™. Malato, lebbroso ed anche straniero: era persona su cui si concentravano diversi motivi di sospetto e ostilitร . Questo straniero รจ lโ€™unico che torna indietro per ringraziare: vive i due atteggiamenti propri del credente, il dire il bene โ€“ lodare โ€“ e il saper dire grazie โ€“ il ringraziare. Riconosce in Gesรน lโ€™agire di Dio e per questo dร  gloria a Dio. Di fronte al suo ritornare Gesรน solamente riconosce la fede: โ€˜Alzati e vaโ€™, la tua fede ti ha salvatoโ€™. Tutti gli altri furono guariti in quanto โ€˜purificatiโ€™ dalla lebbra, ma di questo straniero si dice che โ€˜fu salvatoโ€™: nelle parole e nei gesti di Gesรน ha saputo leggere la via ad un incontro con Dio che gli ha cambiato lโ€™esistenza aprendo un cammino nuovo.

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p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโ€™Istituto Superiore di Scienze Religiose โ€˜santa Caterina da Sienaโ€™ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โ€˜Giorgio La Piraโ€™ a Pistoia. Socio fondatore Fondazione La Pira โ€“ Firenze.

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