Commento al Vangelo del 7 novembre 2010 – don Mauro Pozzi

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Il commento al Vangelo della domenica a cura di don Mauro Pozzi parrocco della Parrocchia S. Giovanni Battista, Novara.

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Lc 20, 27-38 IL DIO DEI VIVI

Ai tempi di Gesรน il giudaismo si esprimeva secondo quattro grandi correnti: gli Esseni che vivevano nel deserto in una comunitร  autarchica e separata; gli Ze- loti che volevano ritornare ad essere un regno autonomo con la lotta armata contro i romani; i Farisei, il cui pensiero รจ la radice dellโ€™ebraismo moderno; ed infine i Sadducei, che erano legati alle tradizioni piรน antiche e che dunque ne- gavano la resurrezione, anche se ritenevano che lโ€™anima sopravvivesse al cor- po. La provocazione di questi ultimi ci permette di gettare uno sguardo sullโ€™aldilร . La tentazione piรน frequente degli increduli รจ di immaginare la vita oltre la morte come se fosse del tutto simile a quella che viviamo ora. Anche questi sadducei non fanno eccezione e pensano che pure in paradiso ci si sposi. Se fosse cosรฌ allora bisognerebbe mantenere la famiglia, andare a lavo- rare, sopportare il capoufficio. Per lโ€™eternitร ? No grazie! Questo รจ il loro ragio- namento, e non fa una piega. Lโ€™errore sta nel valutare la realtร  spirituale con le categorie umane. Il divino non ha niente a che fare con ciรฒ che รจ terreno ed รจ quello che Gesรน vuol far capire ai suoi interlocutori. Il nostro destino non รจ rimanere semplici uomini, ma diventare figli di Dio. San Giovanni, nella sua prima lettera, dice molto esplicitamente: saremo simili a Lui perchรฉ lo vedremo cosรฌ come egli รจ. Essere degni dellโ€™altro mondo significa dunque essere diviniz- zati. Saremo uguali agli angeli, esseri spirituali, che non hanno un corpo mortale come noi. Il corpo in sรฉ non รจ un aspetto negativo della nostra esistenza visto che รจ destinato alla resurrezione, cioรจ ad essere glorificato, ma finchรฉ siamo in vita, รจ soggetto alle conseguenze del peccato originale, cioรจ alla fatica, al dolore e alla morte. Come tutto il resto della creazione, gemiamo interiormente aspettando lโ€™adozione a figli, la redenzione del nostro corpo, dice San Paolo (Rm 8,22). Ecco la fondamentale differenza, dopo la resurrezione non saremo piรน gli stessi, saremo figli di Dio. Lโ€™altro mondo non รจ un luogo, un posto fatto di nuvolette, รจ lโ€™incontro con lโ€™Amore che finalmente sazia il nostro cuore. Lโ€™Apocalisse (21, 3-4) descrive in modo meraviglioso il paradiso: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerร  tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarร  il โ€œDio-con-loroโ€. E tergerร  ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarร  piรน la morte, nรฉ lutto, nรฉ lamento, nรฉ affanno, perchรฉ le cose di prima sono passate. Non รจ possibile concepire tutto questo se pensiamo al nostro futuro eterno come ad una vita simile a quella attuale.

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