Commento al Vangelo del 19 Settembre 2021 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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Vicini ma lontani

Una volta, durante un viaggio, entrando in una chiesa mi colpรฌ lโ€™avviso di una festa patronale sul quale, alla fine di tutti gli appuntamenti di preghiera, processioni e festa, era segnata anche la solenne messa finale con la presenza di un vescovo. Non ricordo il nome di quel vescovo anche perchรฉ attirarono di piรน la mia attenzione tutti i titoli onorifici che precedevano il cognome: โ€œSua Ecc. Rev.ssma Mons.โ€ e alla fine il cognome seguito da โ€œillustre vescovo diโ€ฆโ€ (non ricordo dove). Mi fece sorridere quella sfilza di titoli puntati che erano scritti sullโ€™avviso sicuramente per dare ancora piรน rilievo alla messa finale della festa, sottolineando una presenza cosรฌ alta e onorevole. Con una sbirciata poi dentro la chiesa che stavano allestendo per la messa, ho notato la preparazione del seggio dove si sarebbe seduto il โ€œSua Ecc. Rev.ssima Monsโ€ฆ.โ€, ed era una specie di trono dorato con una foresta di fiori attorno.

Gesรน, il figlio di Maria e Giuseppe di Nazareth, aveva anche lui un titolo non da poco, quello di โ€œCristoโ€, anche se preferiva sicuramente farsi chiamare โ€œmaestroโ€. Il titolo di โ€œCristoโ€ che gli viene riconosciuto dai discepoli (anche se non avevano ben capito il vero significato) non era certo un titolo che gli faceva comodo, anzi gli fu fonte di grossi guai e non sembra ci tenesse molto che si sapesse in giro cosรฌ facilmente, conscio che veniva frainteso facilmente.

Lโ€™evangelista Marco per ben tre volte nel suo Vangelo ci ricorda come Gesรน apertamente predice invece il suo fallimento, la sua morte in croce, come conseguenza di un rifiuto proprio da parte delle autoritร  religiose che lo vedono come un impedimento e come una presenza scomoda. Parla anche di risurrezione, come vero obiettivo finale, ma a far problema ai suoi discepoli รจ proprio quella strada cosรฌ poco onorevole e profondamente fallimentare che รจ il rifiuto e la morte.

La strada di Dio nel mondo รจ davvero una strada difficile da capire e soprattutto da percorrere. รˆ la strada che passa dal totale dono di sรฉ, che ha come meta finale la vita, la felicitร  e la realizzazione ma passando attraverso delle tappe che da un punto di vista umano superficiale non sono per nulla appetibili e apparentemente assurde.

La vita non passa dalla morte, la felicitร  non puรฒ passare dal dolore, la ricchezza non si raggiunge con il donare tutto!
Per questo Gesรน non viene capito se non in modo superficiale e quindi frainteso. Fintanto che compie miracolose guarigioni e si dimostra un predicatore di successo con le folle che lo acclamano allora tutto va bene, ma quando parla di dono, di morte, di rifiuto e insuccesso, allora diventa distante, anzi da tenere a distanza.

Lโ€™evangelista nel racconto usa una frase che sembra un poโ€™assurda eppure รจ profondamente significativa e certamente non messa a caso. Quando Gesรน arriva in casa, al termine del cammino lungo la strada, โ€œsedutosi, chiamรฒ i Dodici e disse loroโ€ฆโ€. Che significa che โ€œli chiamaโ€? Le case dei palestinesi non sono certo dei palazzi in cui perdersi e sicuramente Gesรน e i suoi sono giร  fisicamente vicini. Ma questo โ€œchiamareโ€ di Gesรน รจ riferito non tanto alla distanza fisica dei suoi discepoli e amici, ma a quella interiore. Lungo la strada (sia quella materiale sotto i piedi che quella del cuore) i discepoli hanno preso letteralmente le distanze dal loro Maestro e amico. Sono distanti anche se sono stati vicini, sono lontani con il cuore e con la mente. Quando Gesรน parla di dono della vita, di abbassarsi fino anche a soffrire e morire, loro sono per un’altra strada esistenziale che รจ quella degli onori, delle lodi pubbliche, del sentirsi ed essere considerati grandi.

Quando Gesรน li interroga rimangono senza parole perchรฉ i loro discorsi hanno rotto la comunicazione. Ma Gesรน li chiama ancora e vuole che ritornino ad essere vicini a lui con la mente, il cuore e la vita. Gesรน vuole insegnare loro che proprio quella grandezza che cercano non รจ nei titoli, nelle ricchezze materiali, negli onori pubblici, ma proprio nella piccolezza del servire, nello svuotarsi per il prossimo.

Penso che questo riescono a capirlo bene tutti coloro che nella loro vita amano profondamente. Puรฒ essere lโ€™amore per il proprio partner, lโ€™amore per un figlio, lโ€™amore per una causa buona e per coloro che hanno bisogno come poveri e ammalati. Chi ama veramente sa che รจ la via del dono, dellโ€™abbassarsi, del prendersi cura anche rimettendoci che rende grandi e dona pienezza di felicitร .
Dio ha fatto proprio cosรฌ da innamorato dellโ€™uomo: ha svuotato sรฉ stesso, e per amore si รจ fatto piccolo, povero e fragile nellโ€™uomo Gesรน, e in questo sta la sua grandezza.

Il gesto finale del racconto, quando Gesรน abbraccia questo piccolo garzone (cosรฌ dice il termine giusto), diventa profetico e rivelativo: Gesรน รจ grande e mostra Dio proprio nella piccolezza di un essere umano fragile che serve. Questo รจ Gesรน, questo รจ Dio, questo possiamo essere noi, se non prendiamo un’altra strada e ci perdiamo per le vie delle pretese di grandezza umana che in realtร  rischiano di rendere piccolo il cuore.

Come Chiesa forse nei secoli abbiamo smarrito la strada di Gesรน nel Vangelo, rincorrendo la mentalitร  umana che cerca negli onori, nella fama e ricchezza la propria felicitร  e forza. Forse come cristiani, specialmente oggi che stiamo diventando meno numerosi e forse meno rilevanti in una societร  sempre piรน secolarizzata, abbiamo lโ€™occasione per essere come Gesรน, che pur essendo il Cristo e il Figlio di Dio, si mostra servo e piccolo, sapendo che questa รจ la vera strada di Dio.

Giovanni don


Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)