II domenica del Tempo Ordinario C
«Venite e vedete… Non hanno più vino».
Come sei buono, mio Dio, e a donarci in una parola la regola di tutta la nostra vita: «Venite e vedete, seguite e guardate, imitate e contemplate!». Come sei buono a donarci il mezzo, la ricetta, se oso dire, per rendere le nostre preghiere infallibili, insegnandoci ad offrirle tramite la santissima Vergine.Veniamo e vediamo, seguiamo e guardiamo, imitiamo e contempliamo; è la prima parola di Nostro Signore nel Vangelo di san Giovanni…
Sarà l’ultima: «Tu, seguimi», «Imitami», dice a san Pietro alla fine dell’ultimo capitolo… Ed è ciò che dice a tutti coloro che vogliono essere suoi discepoli: «Rinunciate a voi stessi, portate la vostra croce e seguitemi… Imitatemi!». È tutta la nostra vita: imitare Gesù e contemplarlo… Compiamo questo programma ad ogni ora, ad ogni istante, come Maria e Giuseppe che non fecero se non questo tutta la loro vita; come Maddalena, come san Giovanni, come san Paolo… Imitiamo e contempliamo… Contempliamolo: non è lontano, è in noi con la divina essenza della Persona del Verbo… Imitiamolo, teniamogli compagnia in noi dove egli risiede, contemplandolo e imitandolo…Preghiamolo con l’intercessione della santa Vergine, domandiamo a questa buona Madre di intercedere per noi come fece per la famiglia di Cana…
Una fervente preghiera alla santa Vergine non è mai respinta: Gesù ci tiene a mostrare, oggi come a Cana, che ama sua Madre, la esaudisce sempre e si compiace di vederla pregata e onorata da noi… È naturale che i figli chiedano alla loro madre; chiediamo dunque alla santa Vergine; non ci è possibile essere davvero i fratelli di Gesù, imitarlo, assomigliargli, se non siamo dei veri figli per la santa Vergine, figli per la tenerezza, per la venerazione, per la fiducia, figli parlandole spesso, intrattenendoci con lei tanto spesso quanto Gesù si intratteneva con lei nella sua vita mortale: intrattenerci con questa madre cara così spesso quanto lo faceva Nostro Signore a Nazareth non potrebbe essere una rapina fatta a Dio, qualcosa preso al tempo che dobbiamo a Dio solo, poiché non facciamo che imitare Gesù il quale certamente, pur parlando a sua madre, rendeva a Dio ciò che doveva a Dio, e da una parte, non lo perdeva di vista un solo momento, dall’altra parte, dedicava all’orazione tutto il tempo che occorreva, infine passava un certo tempo a parlare con sua madre per Dio stesso, al fine di obbedirgli, per amore suo, in vista di lui solo… Facciamo lo stesso… Bisogna sottolineare che si deve, secondo questi stessi principi, dedicare un certo tempo a pregare san Giuseppe, a intrattenersi con lui, se si vuole imitare perfettamente Gesù nella sua vita di Nazareth[1].
[1] M/429, su Gv 1,37-2,11, in C. de Foucauld, L’imitation du Bien-Aimé, 146-147; tr. it., “Stabilirci nell’amore di Dio…”. Meditazioni sul vangelo di Giovanni, ed. A. Fraccaro, Glossa, Milano 2009, 5.7.9.
Nota su Charles de Foucauld
La vicenda spirituale di Charles de Foucauld (1858-1916) continua anche oggi ad essere motivo di interesse diffuso tra cristiani e non cristiani, poiché si affida a valori umani sempre più cercati, diventati ormai rari nelle nostre comunità civili: il primato di Dio, le relazioni umane, la cura del prossimo, la qualità della vita ordinaria.Il vangelo rimane la parola più autorevole per introdurre il credente ad una vita autentica. Charles de Foucauld ha sostato a lungo sui testi evangelici, per imparare a vivere in modo fedele un’esistenza degna di essere vissuta: una vita a imitazione di Gesù. Le meditazioni sul vangelo di Giovanni, che egli ha realizzato in Terra santa, possono essere considerate come un insieme di lezioni di vita cristiana, una raccolta di indicazioni pedagogiche per imparare, giorno dopo giorno, a seguire il Signore nella propria condizione di vita, in ascolto delle reali esigenze del mondo d’oggi.
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