Card. Angelo Comastri – Commento al Vangelo del 8 Febbraio 2026

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Mandiamo luce vivendo il Vangelo di Gesù

Commento al Vangelo a cura del Card. Angelo Comastri – Vicario Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano – Arciprete Emerito della Basilica Papale di San Pietro.

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Vivere il Vangelo: La Luce che Rinnova il Mondo

Il Cardinale Comastri esorta a essere luce del mondo vivendo il Vangelo. Attraverso le Beatitudini, Gesù offre la vera felicità, superiore a successo e divertimento. Testimonianze di santi e intellettuali confermano che l’amore cristiano rinnova la dignità umana.

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Trascrizione del video

Sia lodato Gesù Cristo.

Quinta domenica per Annum: noi mandiamo luce soltanto vivendo il Vangelo di Gesù.

Napoleone Bonaparte, quando era in esilio nella sperduta isola di Sant’Elena dove morì il 5 maggio 1821, in quei primi anni di solitudine e di umiliazione capì che la grandezza di questo mondo dura poco e si riavvicinò a Gesù, riscoprendo la bellezza e la verità del Vangelo. Napoleone fu capace di dire: «Ho cercato nella storia un personaggio che potesse assomigliare a Gesù, ma non l’ho trovato; e ho cercato qualcosa che potesse assomigliare al Vangelo, ma non l’ho trovata. Gesù è unico e il Vangelo è unico; Gesù è veramente il figlio di Dio».

Anche Gandhi, pur non essendo cristiano, disse: «Le Beatitudini pronunciate da Gesù sono la vetta più alta della spiritualità umana». Persino Federico Nietzsche, pur essendo ferocemente ateo, ha dichiarato: «Gesù ha volato più in alto di tutti». Ed è vero: con le Beatitudini, Gesù ci ha indicato la formula vincente della felicità.

Molti non ci credono, ma alla fine sono costretti ad ammettere che ogni altra via lascia l’amaro in bocca. Aveva perfettamente ragione lo scrittore Julien Green quando nel suo diario annotò: «Se volete sapere dove non abita la felicità, provate a frequentare i luoghi di divertimento: lì troverete briciole di piacere, ma di felicità neppure l’ombra». Non è il divertimento che rende felici, e neppure il successo: quanta gente al culmine del successo si suicida perché non è il successo che rende felici; ci vuole ben altro. Ce l’ha ricordato Sant’Agostino nelle sue Confessioni: «Signore, ci hai fatti per Te — cioè ci hai messo dentro un desiderio infinito — per questo il nostro cuore è inquieto e scontento fino a quando non riposa in Te».

Torniamo ad ascoltare il Vangelo. Gesù con estrema chiarezza ci ha detto: «Beati — cioè felici — sono i poveri di spirito». Poveri di spirito sono coloro che hanno capito che Dio è l’unica vera ricchezza e ne traggono le conseguenze. Pensate alla gioia di San Francesco, di San Vincenzo de’ Paoli o di Madre Teresa di Calcutta, che un giorno disse: «Mi potrebbe scoppiare il cuore per troppa contentezza». La via indicata da Gesù ha continue conferme in coloro che l’ascoltano.

Gesù continua: «Beati sono i miti», e non i prepotenti che durano una breve stagione; «Beati sono i misericordiosi», e non gli egoisti (non troverete mai un egoista felice); «Beati sono i puri di cuore», e non coloro che sguazzano nel fango. L’attrice Laura Antonelli, dopo la sua conversione, ebbe l’onestà di dire: «Non ero felice; quando apparivo felice, fingevo».

Le Beatitudini sono la via della vera felicità e sono l’unico mezzo per rinnovare il mondo. Per questo, dopo avercele consegnate, Gesù ha aggiunto: «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo». Il sale richiama l’idea di qualcosa che dà sapore alla vita e, allo stesso tempo, la preserva dalla corruzione e dal disfacimento. Infatti, il Cristianesimo è la sorgente di tutte le grandi e benefiche novità di questi duemila anni di storia. Aveva perfettamente ragione il grande scrittore Dostoevskij, che arrivò a dire: «Nella storia umana Gesù è l’unica persona veramente bella; l’apparizione di questa persona meravigliosamente bella è già un grande miracolo».

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Gesù ha portato nel mondo il messaggio, fino ad allora inaudito, dell’uguaglianza e della dignità di ogni persona. Per questo motivo i cristiani si opposero subito al culto dell’imperatore, fino ad affrontare la persecuzione. Natalia Ginzburg ha sottolineato che con Gesù è entrata per la prima volta nel mondo l’affermazione coraggiosa dell’uguale dignità di tutte le persone. Non solo: Gesù ha messo in moto la rivalutazione della donna, sottolineando la dignità e la grandezza della sua missione proprio in quanto donna. Anche oggi è il Cristianesimo che difende la vera dignità della donna da un processo di degenerazione che le toglie il cuore di sposa e di madre.

Gesù ha teso la mano alle categorie più deboli, partendo dai lebbrosi che al suo tempo venivano trattati peggio delle bestie. Per questo i cristiani si sono sempre chinati per soccorrere gli emarginati e, anche oggi, dove arriva il Cristianesimo sorgono coraggiose opere di misericordia. Gesù ci ha dato come segno di riconoscimento il comandamento dell’amore, che è un raggio di luce che parte direttamente dal cuore di Dio. Egli ci ha insegnato che l’amore consiste nella capacità di donarsi fino al sacrificio; oggi, invece, l’amore è diventato spesso soltanto un gioco dei corpi, e questo produce disprezzo e genera violenza. La nostra epoca è caratterizzata da una paurosa carestia di amore, anzi, da una incapacità di amare perché stiamo alimentando l’egoismo.

Vivendo la parola di Gesù si diventa luce del mondo. Gesù ha detto: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». Sono gli esempi che contano, non le belle parole. Quando morì Giovanni XXIII, il 3 giugno 1963, un giornalista tedesco ebbe l’onestà di dichiarare: «Se è esistito Papa Giovanni, Dio c’è». E quando morì Madre Teresa di Calcutta, il 5 settembre 1997, Indro Montanelli disse: «Se ci fosse una Madre Teresa di Calcutta in ogni continente, gli atei scomparirebbero dal mondo e si vergognerebbero di esistere».

Un altro esempio: André-Marie Ampère, grande studioso dei fenomeni elettrici, un giorno fu trovato da un suo studente nella chiesa di Notre-Dame a Parigi, in ginocchio mentre pregava il rosario. Lo studente si permise di dire: «Professore, mi stupisco che uno scienziato grande come lei si metta in ginocchio». Lo scienziato rispose prontamente: «Mai mi sento tanto grande come quando mi inginocchio davanti a Dio, che è l’unico grande». Questa risposta di fede vissuta fu una luce che trasformò quello studente in un grande uomo di fede: diventò il grande Federico Ozanam.

Cerchiamo anche noi di mandare luce con la nostra azione di ogni giorno. Tutti abbiamo tante occasioni per mandare luce vivendo il Vangelo di Gesù, e c’è tanto bisogno di luce oggi nel buio che ci circonda. Sia lodato Gesù Cristo.