Questo passo del Vangelo ci dà la possibilità di assistere al momento in cui Gesù sceglie i suoi amici e discepoli. Vi è una certa bellezza nel constatare che la comunità cristiana più antica e originaria nasca in fin dei conti da un gruppo di persone impegnate nel voler compiere il bene, oltreché nell’affetto e nella stima reciproca.
Da questa immagine traiamo la consapevolezza che, per operare secondo la volontà di Dio e secondo il suo disegno di pace, non è previsto nessun potere sovraumano, ma che il bene si possa realizzare già a partire da una concretezza molto umana, da un seme di bene piccolo ma fecondo; il regno di Dio in terra inizia a realizzarsi con persone che operano secondo un desiderio di onesta fratellanza.
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Altro aspetto molto importante è che da questa considerazione non si sottrae nemmeno colui che tradirà il gruppo, ed anche questo ci è di profondo insegnamento: il bene non si divide in maniera manichea dal male, e l’errore, lo sbaglio, sono parte anche dei progetti più nobili e fruttuosi. Saper portare a termine un progetto volto al bene vuol dire, allora, saper comprendere nella benevolenza anche il margine d’errore e l’incertezza dell’umano; significa non ergersi quali giustizieri, ma con comprensione il più possibile accogliente accompagnarsi e sostenersi con gli altri, anche laddove si inciampa e si cade.
Cristo è in grado di perdonare colui che lo consegnerà alla morte pur essendo uno dei suoi, perché l’Amore di Dio abbraccia in sé tutto, anche il peccato, per renderlo nuovamente in armonia con una prospettiva di salvezza.
Questo brano ci invita, allora, ad apprezzare non soltanto una divinità che entra nella nostra storia e sceglie l’umanità come luogo di attuazione del bene, ma anche la benevolenza di un Dio capace di uno sguardo d’amore che ricomprende in sé i passi falsi e gli sbagli, trasformandoli nuovamente in bene. Un brano questo che ci invita ad imitarne l’esempio e a vivere in una collaborazione attiva, capace di perdono.
Per riflettere
Quali sono i miei gesti di fratellanza, il mio impegno nella comunità di Dio? Qual è la mia relazione con l’errore, altrui e personale? Sono capace di guardare in prospettiva al progetto di bene, più che all’inciampo di oggi?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
