Anche oggi la liturgia ci propone una lista di nomi. Questa volta non di antenati, ma di eredi: tra coloro (discepoli) che avevano instaurato una relazione viva con il Maestro, Gesù ne sceglie alcuni (apostoli) con una funzione specifica.
Ma senza un legame di discepolato, vale a dire di apprendimento continuo, l’apostolato si fa una mera ripetizione esterna o un funzionalismo, senza fondamento e senza radici. Gesù è con loro, e loro con lui. Queste persone sono sue contemporanee, compresenti insieme a lui e in lui.
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Che, con loro, dopo l’esperienza della montagna, ridiscende nelle pieghe dell’umanità, accogliendole in una dolce pianura. Hanno già sofferto troppo sinora: Luca predispone la scena in un luogo privo di barriere architettoniche, accessibile a tutti, perché ogni persona possa accedere agilmente a quella forza che guarisce ogni umanità ferita, la quale a sua volta alimenta il discepolato.
Commento a cura di:
Piotr Zygulski, nato a Genova nel 1993, dopo gli studi in Economia e in Filosofia ha conseguito il dottorato in Ontologia Trinitaria – Teologia all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI). È socio ordinario dell’Associazione Teologica Italiana. Dirige la rivista di dibattito ecclesiale “Nipoti di Maritain”. È docente nelle scuole secondarie della Liguria e di Teologia Fondamentale all’ISSRM di Foggia. È un Piccolo Fratello dell’Accoglienza.
Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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