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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 9 Dicembre 2024

Come abbiamo detto venerdì scorso, ogni episodio di guarigione che troviamo nel vangelo è diverso dagli altri.

Qui per esempio non solo Gesù non fa la sua tradizionale richiesta di riservatezza riguardo al miracolo compiuto, ma sembra quasi strumentalizzarlo, e intenzionalmente le rende ancora più teatrale eseguendolo in due stadi, con chiaro intento polemico.

In questo caso sulla fede dell’uomo che chiedere la guarigione, e soprattutto dei suoi amici (e quanto ci dovremmo augurarci di avere amici così!), ci sono pochi dubbi. A chi è disposto ad aprirti il tetto per incontrarti potrai al limite mandare il conto del muratore, certo non accuse di tiepidezza.

La fede che è quindi già matura e forte non ha bisogno di essere ulteriormente nutrita da Gesù, come nel caso di venerdì scorso, ma può viceversa diventare una rampa di lancio per coinvolgere altri, che ascoltano Gesù ma evidentemente si portano dentro un certo scetticismo.

Per riflettere

«Oggi abbiamo visto cose prodigiose», si dice in giro dopo che il miracolo è stato compiuto. Ma il miracolo visibile (la guarigione fisica) non era fine a se stesso: doveva mostrare quello invisibile (il perdono dei peccati). Ci rendiamo conto del miracolo del perdono dei peccati intorno a noi, che nonostante il legalismo degli scribi e farisei non è appannaggio di Dio? È un miracolo che possiamo compiere in ogni momento e che possiamo ricevere dagli altri; in entrambi i casi dovremmo renderci conto di quanto è prodigioso per il benessere di tutti.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi