La prima parte di questo episodio sembra preludere ad un messaggio di Gesù rivolto ai “pubblicani e peccatori” e ai “farisei”. Ma la reazione di questi ultimi offre lo spunto a Gesù per tre parabole molto importanti, che parlano soprattutto ai suoi seguaci, tra i quali speriamo di essere anche noi: la pecorella smarrita, la moneta smarrita e il padre misericordioso.
Qui leggiamo solo le prime due, ma tutt’e tre nell’epilogo hanno in comune un aspetto che, per quanto ben evidenziato dalla narrazione di Luca, rischia di passare in secondo piano rispetto alla conclusione sostanzialmente felice delle tre vicende.
Si tratta dell’invito alla festosa condivisione della gioia del ritrovamento rivolto agli amici e ai vicini. Ritrovamento che, da fatto personale, diventa così fatto sociale vero e proprio. Ciò vuol dire che la nostra vita, ed in particolare quella spirituale della quale le tre parabole sono metafora, non riguarda solo noi, ma anche gli altri, così come anche la vita degli altri, di tutti gli altri, riguarda noi.
È una relazione di solidarietà che non dovremmo mai dimenticare e che ci lega anche con le creature celesti (“… vi sarà gioia nel cielo, … gioia davanti agli angeli di Dio, per un solo peccatore che si converte”). A me sembra proprio una manifestazione di quella comunione dei santi che menzioniamo recitando il Credo.
Per riflettere
Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. (Mt 18, 19–20)
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
