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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 7 luglio 2026

Nel primo versetto del Vangelo di oggi, Matteo descrive l’arrivo di un indemoniato muto dinanzi a Gesù e la sua guarigione. La reazione della gente è di ammirazione e gratitudine.

I farisei, non potendo negare i fatti avvenuti, ne attribuiscono la responsabilità al potere del maligno. Matteo non presenta nessuna risposta di Gesù all’interpretazione dei farisei, forse perché quando la malizia è così evidente, la verità non ha bisogno di troppe parole per manifestarsi.

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L’atteggiamento di Gesù verso i malati e gli infermi è sempre caratterizzato da compassione e tenerezza. Il termine originale indica una commozione profonda, viscerale. Non un sentimento passeggero o una semplice pena, ma un movimento interiore che coinvolge tutto l’essere e spinge a un impegno profondo per alleviare le sofferenze degli altri.

Gesù non si limita a guarire il corpo, ma restituisce dignità alle persone, ricostruendo relazioni spezzate e ristabilendo la comunione nei villaggi della Galilea. Ogni guarigione diventa così un segno concreto del Regno di Dio che si fa vicino. Le folle poi non sono solo malate o bisognose, ma interiormente provate. Hanno camminato a lungo senza una direzione chiara e senza intercettare una guida saggia che le custodisca e doni loro unità.

Matteo riassume la missione di Gesù attraverso tre verbi: insegnare, annunciare, guarire. Gesù insegna per illuminare il cuore dell’uomo, annuncia il Vangelo per aprire alla speranza e guarisce per mostrare che Dio vuole la vita piena dell’uomo. Questa sarà anche l’attività dei missionari che egli sta per mandare “alle pecore perdute della casa d’Israele”.

Per Riflettere

C’è una parte della mia vita che continua a restare “muta”, incapace di trovare parole di apertura, di fiducia o di gratitudine? I tre verbi della missione—insegnare, annunciare, guarire—trovano spazio nella mia vita?

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi