Questo brano del Vangelo, costruito con una struttura “a panino”, ci presenta due miracoli compiuti da Gesù. Nel primo, un capo della sinagoga si umilia davanti a Lui e gli affida con totale fiducia la propria figlia, chiedendo che possa tornare a vivere.
Nel secondo episodio incontriamo la donna emorroissa, che compie un gesto semplice e quasi istintivo per ottenere la guarigione: toccare il lembo del mantello di Gesù, un piccolo penerino.
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Molti quel giorno toccavano Gesù e addirittura lo urtavano, ma solo quella donna viene guarita dalla potenza che esce da Lui.
A causa della sua malattia era considerata impura: esclusa dalla comunità, dalla vita familiare e affettiva, era privata della possibilità di essere donna. Per questo compie l’unico gesto che le sembra possibile: toccare una frangia del mantello di Gesù. La donna comprende che non potrà essere purificata dai propri sforzi né dalle cure dei medici, ma solo entrando in contatto con la fonte della Vita. Ecco perché Gesù la riconosce come donna di fede. La sua iniziativa e la sua determinazione le ottengono una guarigione miracolosa, non soltanto nel corpo, ma anche nel Sé più profondo.
A volte il passo più difficile è proprio prendere l’iniziativa, farsi strada e avere fede in un piccolo penerino. Se quella donna avesse aspettato di essere abbastanza pura per avvicinarsi a Gesù, non lo avrebbe incontrato mai. Ciò che accade all’emorroissa vale anche per noi: non diventiamo santi da soli, ma è la vicinanza alla santità di Gesù che ci purifica e ci trasforma.
Per Riflettere
In quale dei due personaggi mi riconosco di più: nel capo della sinagoga che chiede apertamente aiuto o nella donna che si avvicina in silenzio? Se Gesù oggi mi dicesse: “Coraggio, la tua fede ti ha salvata”, cosa sentirei dentro di me? Quali pensieri, emozioni, sensazioni si accompagnerebbero a questo dono?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
