Il Vangelo ci presenta tante scene simili a questa: una persona malata o con qualche tipo di disabilità, spesso costretta ad un forte isolamento sociale o quanto meno alla necessità di procurarsi da vivere mendicando, chiede a Gesù la liberazione dalla propria condizione, cosa che Gesù accorda in virtù della fede che sta dietro alla richiesta; molte volte, come in questo caso, c’è anche una raccomandazione a non divulgare eccessivamente l’accaduto, perché le cose della fede spesso non stanno bene insieme con un’eccessiva pubblicità. La raccomandazione quasi sempre si rivela vana.
Ogni storia è però anche leggermente diversa, perché diverse sono le persone che ogni volta si avvicinano a Gesù. Lo stesso capitolo 9 di Matteo contiene varie di queste storie, ciascuna con la sua specificità.
In questo caso sembra che Gesù percepisca una fede ancora un po’ traballante, e chiede a queste due persone di fare un cammino per consolidarla. Un cammino fisico prima di tutto: i due si avvicinano a Gesù mentre “si allontanava” (dalla casa del capo della sinagoga, dove aveva appena resuscitato la figlia del capo stesso; un posto descritto come pieno di gente e di confusione), e ricevono udienza solo una volta “entrato in casa”.
Quindi uno spostamento da una situazione caotica ad un posto tranquillo dove farsi la domanda che conta: «Ci credete veramente? Anche a mente fredda? La vostra fede è uno stato di esaltazione dato dal seguire una tendenza o viene dal profondo del vostro cuore?».
Una volta che chiarezza è fatta niente impedisce l’azione di Gesù, il quale comunque sottolinea di nuovo l’importanza della fede perché egli ci possa permettere di vedere più facilmente.
Per riflettere
Nell’arco di meno di dieci versetti (Mt 9, 18–26) vediamo tre differenti modi in cui Gesù interviene per tre diverse persone: dal capo della sinagoga si reca lui personalmente; la donna che aveva perdite di sangue viene guarita sull’istante, per strada; i due di oggi invece devono loro fare un cammino. Ciascuno di noi ha un proprio percorso personale: non ci abbattiamo su quello degli altri a volte ci sembra più lineare e non ci insuperbiamo se ci sembra invece più tortuoso.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
